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“La musica è fatta per tutti, come il sole e l’aria”

10 gennaio 2012

Erich Kleiber

Mi rendo conto di aver già scritto molte volte di Carlos KleiberTroppe!, mi sembra di aver sentito suggerire da qualcuno lì in terza fila. Ha ragione, ha ragione, ma che ci posso fare! Anzi, vi prego di perdonarmi se lo faccio di nuovo, anche se il post di oggi è dedicato a suo padre Erich, che ci ha donato anni fa uno straordinario atto di umanità.
Qualche tempo fa ho scritto del divertente telegramma di Toscanini dal Paradiso che lo schivo, ma straordinariamente ironico Carlos Kleiber si inventò per prendere in giro il serissimo Sergiu Celibidache. La famiglia Kleiber si intreccia con i telegrammi in almeno altre due notevoli occasioni; la prima riguarda il debutto di Carlos alla direzione, e bisogna tornare indietro al lontano 1954. Il ventiquattrenne Carlos, figlio del grande Erich Kleiber, uno dei più celebrati e importanti direttori d’orchestra al mondo, decise di seguire le orme del padre, apparentemente contro la volontà di quest’ultimo, che voleva per lui un futuro diverso, di studi scientifici. Per evitare confornti, ostracisimi, e cose del genere, scelse di iniziare tutelandosi dietro uno pseudonimo: Karl Keller. Fu proprio nel 1954 che, dopo due anni di apprendistato a Monaco, Carlos ebbe l’opportunità di debuttare alla direzione a Potsdam, con un’opera di Millöcker: Gasparone. In occasione del debutto, Erich, ormai rassegnato al talento del figlio, gli inviò un telegramma: “Buona fortuna, caro Keller!”. Erich Kleiber morì di lì a poco, esattamente 200 anni dopo la nascita di Mozart (il 27 gennaio 1956), probabilmente suicida, come pare abbia raccontato lo stesso Carlos anni dopo, senza mancare di aggiungere un dettaglio chiarificatore (Erich fu trovato sanguinante nella vasca da bagno dell’albergo che lo ospitava a Zurigo). Prima di diventare il Carlos Kleiber che tutti conosciamo, quel Karl Keller attraversò un periodo straordinariamente ricco di esperienze direttoriali, con un grande numero di opere dirette, ma anche di balletti. Per dieci anni ebbe modo di dirigere molta musica che in futuro avrebbe accuratamente evitato, concentrandosi solo su quei relativamente pochi titoli che oggi si ricordano.
L’altro intreccio dei Kleiber con i telegrammi è ben più serio e profondo, e riguarda da vicino il nostro paese, in particolare la Scala. Erich Kleiber aveva scelto di dimettersi, a metà anni trenta, dalla direzione dell’Opera di Stato di Berlino: il regime nazista aveva classificato la Lulu di Alban Berg tra la musica degenerata, e Erich, primo storico direttore del Wozzeck, non aveva potuto sopportare questa ingiustizia. Pochi anni dopo, nel 1940, i Kleiber si spostarono in Argentina, dove il piccolo Karl Ludwig si faceva chiamare volentieri Carlos. Prima dell’esilio, Erich continuò a dirigere in giro per l’Europa. Nel 1938 il regime di Mussolini inasprì le persecuzioni razziali con l’approvazione di un certo numero di Decreti Legge che in pochi mesi resero le persecuzioni legali, manifeste e sistematiche. Erich Kleiber, che aveva un contratto con il Teatro alla Scala che l’avrebbe visto sul podio scaligero nel 1939, appena saputo delle nuove leggi razziali (che riguardavano, tra gli altri, Vittore Veneziani, maestro del coro), non esitò a spedire un telegramma straordinario alla direzione del Teatro milanese, un esempio impareggiabile di statura morale, di amore per i valori di un’umanità persa nei conflitti e nelle follie di quegli anni tormentati:

Apprendo in questo momento che il teatro della Scala ha chiuso le sue porte ai vostri compatrioti israeliti. La musica è fatta per tutti, come il sole e l’aria. Là dove si nega a degli esseri umani questa fonte di consolazione così necessaria in questi tempi duri e questo soltanto perché essi appartengono a un’altra stirpe o a un’altra religione io non posso collaborare né come cristiano né come artista. Debbo di conseguenza pregarvi di considerare nullo il mio contratto, malgrado il piacere che avrei avuto di dirigere in questo magnifico teatro, che rammenta le più nobili tradizioni italiane.

Erich Kleiber

Kleiber, Celibidache e quel telegramma di Toscanini dal Paradiso

6 luglio 2011

Carlos Kleiber ed Herbert von Karajan

Leggerei questa storia per metà dell’eternità e poi mi piacerebbe passare l’altra metà a raccontarla a chi ama la musica, nella speranza di vedere negli occhi di chi ascolta il divertimento che forse riempie i miei. No, forse no, ma era bello scriverlo. I protagonisti dell’aneddoto che vi racconto oggi sono Carlos Kleiber, direttore tanto grande quanto riservato, e Sergiu Celibidache, altro grande direttore, molto meno riservato, pieno di giudizi non proprio lusinghieri su praticamente tutti i suoi colleghi. Nessuno escluso, forse De Sabata.
Nel 1989 Celibidache rilascia un’intervista velenosissima nella quale dice cose pesantine su alcuni colleghi, quasi tutti morti. L’unico ancora in vita è Herbert von Karajan, il direttore più celebre del secolo, osannato a destra e manca, ma anche aspramente criticato per alcune scelte e per alcune idee sulla gestione del rapporto con l’orchestra. Tra Celibidache e Karajan la frattura è sempre stata netta, fin da quando i filarmonici di Berlino, dopo un’astuta mossa di Karajan, scartarono il rumeno Sergiu per la successione a Furtwaengler, e scelsero proprio l’astro nascente Herbert. Celibidache, che riferisce anche di essere un adepto del buddismo zen, dice senza problemi la sua opinione sugli illustri colleghi del novecento: Toscanini è “una fabbrica di note”, Boehm “un sacco di patate che non ha diretto una sola battuta di musica in vita sua”, Knappertsbusch “uno scandalo” (“totalmente non-musicale”), Furtwaengler un “pessimo direttore”; e poi ecco la stoccata finale a Karajan: “tremendo, o è un ottimo uomo d’affari, o è sordo”.

Carlos Kleiber, pur nella sua estrema riservatezza (non ha mai concesso interviste), grandissimo ammiratore di Karajan, scrive di suo pugno una lettera al Der Spiegel, che aveva pubblicato l’intervista di Celibidache. Nella lettera afferma di aver ricevuto un telegramma di Arturo Toscanini direttamente dal Paradiso, da consegnare come risposta a Celibidache. Lo ammetto: ho sempre avuto il sospetto che sia stato lo stesso Kleiber a scrivere il telegramma di suo pugno, ma non ho prove, quindi non voglio sbilanciarmi.
Ecco il testo del telegramma di Toscanini, ricevuto da Kleiber e inviato per risposta a Celibidache:

Telegramma di Toscanini (Cielo) a Celibidache (terra)

Caro Sergiu!
abbiamo letto di te sullo Spiegel. Ci stai sui nervi, ma ti perdoniamo. Non ci resta mica altro da fare: qui su il perdono è di bon ton.
Karli-saccodipatate (Karl Boehm, nota mia) se l’è presa mica poco ma siccome Kna (Knappertsbusch) ed io gli abbiamo assicurato che è molto musicale, a quel punto ha smesso di lamentarsi. Wilhelm (Furtwaengler) ha dichiarato seccamente che di te non ha mai sentito parlare. Papà Joseph (Haydn), Wolfgang Amadeus, Ludwig, Johannes (Brahms) e Anton (Bruckner) dicono di preferire i secondi violini a destra e che i tuoi tempi sono tutti cannati. Ma non è che possono tanto occuparsi di cagate. Qui su non ci si può trastuallare con le cagate, il Boss non vuole. Un maestro Zen che sta qui vicino ha detto che tu di Buddismo Zen non hai mai capito un accidente. Bruno (Walter) si è mezzo ammmazzato dal ridere leggendo i tuoi pensieri. Ho il sospetto che condivida il tuo giudizio su me e su Karli: forse potresti spararne qualcuna anche su di lui, che sennò si sente escluso… Mi spiace molto di doverti dire che qui su siamo tutti pazzi di Herbert (von Karajan): i direttori d’orchestra ne sono anche un po’ invidiosi. Non vediamo l’ora di accoglierlo qui su fra noi fra quindici o vent’anni… Peccato tu non possa essere qui fra noi. Ma si dice che là dove andrai a finire si bollisce meglio e le orchestre provano senza mai fermarsi. Fanno anche errori apposta, così tu potrai correggerli per l’Eternità. Sono certo che ti piacerà un sacco, Sergiu.
Qui su gli Angeli leggono direttamente negli occhi dei compositori, noi direttori ci limitiamo ad ascoltare.
Dio solo sa come sono finito qui.

Il tuo caro Arturo ti augura buon divertimento.


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