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Il magnifico ribelle: Krystian Zimerman

6 maggio 2009

L’anno scorso, esattamente il 13 Aprile 2008, ero seduto in platea nel bel Teatro Comunale dell’Aquila, ed ascoltavo estasiato Krystian Zimerman suonare, seduto al pianoforte. Incidentalmente, suonava alcune composizioni a cui mi sento particolarmente legato: la sonata K330 di Mozart, la sonata op.111 di Beethoven e la terza sonata di Chopin. Davvero non avrei potuto chiedere di più, ma ecco arrivare anche due mazurke sempre del compositore polacco e due intermezzi di Brahms, eseguiti come fuori programma. Inutile spendere qualche parola sulle interpretazioni, che furono sensazionali ed in qualche caso (penso a Beethoven) non del tutto convenzionali. Krystian Zimerman, come tanti dei più grandi, è un personaggio particolare, che ha bisogno delle stravaganze che accompagnano i grandi e del rispetto necessario. A volte alcune prese di posizione o alcune trovate possono sembrare eccessive, ma altre sono assolutamente comprensibili e non dovrebbero neppure esser sottolineate, a mio avviso. Penso in quest’ultimo caso alla necessità di segnalare in sala l’assoluta esigenza di spegnere i cellulari o di non usare macchine fotografiche. In altri casi e non solo per Zimerman, forse si passa un po’ il limite. Come altri noti pianisti, Zimerman sente l’esigenza (ben avendone la possibilità, immagino) di portare con sé il proprio strumento. E’ probabilmente una forma di tutela e di garanzia del proprio suono, ma forse c’è una di quelle strane componenti scaramantiche che molti sconfessano per poi seuguire. Sviatoslav Richter, un grandissimo senz’altro al pari di Zimerman, non si interessava minimamente allo strumento che la società dei concerti gli riservasse. Benedetti Michelangeli, invece, aveva un rapporto opposto con il pianoforte, del tutto maniacale e perfezionista, tanto da conoscerlo alla perfezione in ogni sua parte. Ebbene Zimerman vide un suo favoloso Steinway & Sons distrutto subito dopo l’11 settembre, perché il grosso contenitore nel quale era alloggiato non doveva sembrare molto rassicurante a chi era destinato a controllarlo. Per questo e per altri motivi, subito dopo il concerto dell’Aquila, quando ebbi l’onore di potergli parlare, mi disse tra le altre cose che non avrebbe più suonato negli Stati Uniti, anche a causa della politica di quel paese e del suo (ex) Presidente. Evidentemente l’amministrazione Obama non deve aver rivoluzionato le idee di Zimerman, che pochi giorni fa (il 26 Aprile) durante un concerto a Los Angeles, presso la Disney Hall, si è rivolto al pubblico dicendo:  “Non posso suonare in una nazione il cui esercito vuole controllare il mondo intero. Giù le mani dal mio Paese!”. Zimerman ha aggiunto che non suonerà più negli Stati Uniti. Andrew Gumbel sul Guardian riferisce che “Krystian Zimerman è rimasto turbato quando ha saputo che l’amministrazione di Barack Obama ha deciso di installare uno scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca, un progetto che era stato avviato da George W. Bush”. Dopo l’attacco del pianista polacco una cinquantina di persone del pubblico presente in sala si sono alzate per uscire dal teatro, altri hanno fischiato o insultato il pianista, ma molti lo hanno applaudito. La vicenda ricorda da vicino quanto accadde al Conservatorio di Milano molti anni addietro, quando Maurizio Pollini lesse un comunicato per prendere posizione contro la guerra in Vietnam. E’ accaduto e continuerà ad accadere che personaggi illustri del mondo culturale esercitino, come è loro diritto e probabilmente dovere, la loro funzione di organo critico nei confronti dei Governi e dei Poteri. Ci si può solo chiedere, a riguardo, se questo libero ed essenziale diritto, debba esercitarsi nei luoghi deputati alla Musica o al di fuori di essi.

Vi lascio con piacere all’arte di Krystian Zimerman, in particolare ai due bis che ha concesso l’anno scorso a L’Aquila.



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