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Joseph Martin Kraus, “il Mozart svedese”

20 gennaio 2012

Curiosando in rete, poco fa, credo di aver fatto la più classica delle scoperte dell’acqua calda. Joseph Martin Kraus, compositore svedese esattamente contemporaneo di Mozart (visse un anno in più, dal 1756 al 1792), la cui musica mi sembra straordinariamente interessante. Ho ascoltato poco per ora, ma ci vuole poco a capire certe cose. Mi sono andato a informare su Wikipedia, come ogni falso-intellettuale che si rispetti, ma su quella inglese, giusto per dare alla mia necessità di informazione una mezza parvenza di rigore. E allora ho letto che questo caro Joseph Martin Kraus si è guadagnato il pesante soprannome di “Mozart svedese”, più per le sfortune che per le fortune della sua vita, un nomignolo se vogliamo un po’ superficiale, ma di sicuro effetto.
Sono capitato su Kraus non so neppure come, imbattendomi nella Sinfonia in do minore VB142 e nel Quintetto con flauto in re maggiore. Sì, c’è qualche eco mozartiana, soprattutto negli affascinanti e cantabili tempi lenti, ma a me sembra ci sia anche dell’altro. Sicuramente uno stile tutto personale, anche se chiaramente fondato sulle forme classiche, dominato qua e là da straordinarie anticipazioni romantiche, di quelle che, irragiungibili, ci ha donato il Mozart delle ultime tre sinfonie, o forse ancor più avanti, Beethoven e Schubert: sono magnifici i contrasti dinamici e caratteriali che pervadono le pagine di Kraus, rotti infine dalle più celesti melodie, affidate questa volta ai legni, la prossima agli ottoni. Del resto, stiamo parlando di un compositore che a 19 anni pensò bene di scriversi un Requiem: non aveva neanche bisogno di commissioni da interpretare più o meno metaforicamente, il caro Joseph. Kraus finì per comporre per il Re Gustavo III, che apprezzò particolarmente la sua opera Proserpina. Gli andò così bene, che il Re decise di mandarlo in giro per l’Europa a sue spese, così da garantirgli un’educazione musicale ancor migliore, nonché, forse, per dare un po’ di gloria alla Corte svedese. Kraus ebbe modo di conoscere Gluck, Padre Martini e Haydn, che di lui parlò sempre con grandissima ammirazione:

“Ho solo una sua sinfonia, che tengo in ricordo di uno dei più grandi geni che abbia incontrato. […] Una sinfonia che verrà reputata un capolavoro nei nei secoli a venire […], musica di sbalorditiva perfezione”.

Dopo un soggiorno in Italia e a Parigi, dovette tornare a Stoccolma, dove la tubercolosi che covava fin dall’adolescenza si aggravò irrimediabilmente anche a causa delle fatiche che si era imposto per comporre due straordinari omaggi al suo ammirato Re Gustavo III, ferito a morte durante il ballo in maschera che ispirò la vicenda messa in musica da Verdi. La Sinfonia funebre in do minore e la Cantata funebre per Gustavo III resteranno il suo indimenticabile canto del cigno. Kraus riposa poco lontano da Stoccolma, e alcuni decenni dopo la sua morte un monumento funebre sorse per risvegliarne il ricordo, con un’epigrafe molto bella:

“Qui riposa ciò che di Kraus è mortale, ciò che è immortale vive nella sua musica”.

Mentre mi metto alla ricerca di qualcos’altro da ascoltare, vi segnalo queste meraviglie.

Buon ascolto!




e soprattutto…

Claudio Abbado dirige l’Orchestra Mozart all’Aquila

16 giugno 2009
Claudio Abbado riceve l'applauso del pubblico aquilano

Claudio Abbado riceve l'applauso del pubblico aquilano - Foto di FABIO VACCA http://www.flickr.com/photos/fabiovacca/

Il concerto del 13 giugno è stato davvero indimenticabile. Troppi erano i motivi di interesse e di emozione, a partire dal “semplice” ascoltare il più grande direttore d’orchestra al mondo alla guida di una giovane ed eccezionale orchestra, per fìnire nella commozione dovuta alla situazione che ha reso possibile il concerto stesso.
Il Maestro Abbado, visibilmente stremato prima dal lungo viaggio e successivamente dal concerto (senza intervallo per agevolare il ritorno sulla costa alle persone sfollate dall’Aquila), è sembrato davvero commosso e volenteroso di fare qualcosa per L’Aquila, città che ha detto di aver visitato anche in passato nella sua lunga carriera. L’Auditorium della Scuola per ufficiali della Guardia di Finanza, pur non offrendo un’acustica eccezionale, ha saputo offrire una grande accoglienza all’Orchestra Mozart e al Maestro. Il numeroso pubblico (circa 1000 persone) ha partecipato con emozione al concerto, destinando agli artisti numerose standing-ovation, prima e dopo l’esecuzione dei due capolavori sinfonici in programma.
I lavori scelti dal Maestro per l’occasione sono la Sinfonia n.4 di Schubert, detta (a sproposito) La Tragica, e la celeberrima Sinfonia n.40 di Mozart. In Schubert l’idea di Abbado è sembrata non dissimile da quella che si può ascoltare nel disco che anni fa incise (se non ricordo male con la Chamber Orchestra of Europe) per la Deutsche Grammophon: si percepisce una grande eleganza, soprattutto nei fiati, grande compostezza e la giusta dose di brio nel travolgente finale. La sinfonia n.40, invece, è piuttosto diversa dalla vecchia incisione di Abbado, e rivela una certa evoluzione nell’esecuzione mozartiana del direttore milanese, soprattutto rispetto alle abitudini della tradizione. I tempi sono veloci, soprattutto nel secondo movimento, come pure era stato per la recente incisione discografica di alcune sinfonie mozartiane con la stessa Orchestra Mozart (non vi era questa in sol minore, tuttavia). Questo Mozart è elegante e a tratti doloroso, soprattutto nel primo movimento così abusato ma così magnifico. Nel quarto, stupendo ed innovativo tempo, Abbado imprime una scelta direttoriale marcata e maestosa, quasi severa, che però nulla toglie alla scorrevolezza tipica di Mozart.
L’Orchestra Mozart, davvero eccezionale, è parsa un’arma affilata per il direttore: gli archi sono precisi e decisi, i fiati sono francamente strepitosi. Difficile pensare a qualcosa di meglio senza andare a scomodare i grandi nomi.

Un concerto memorabile e, non solo per questo, indimenticabile.


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