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Semplice, no?

28 dicembre 2011

Povero Schroeder

23 dicembre 2011

Diceva Schulz in una qualche intervista che l’idolo del piccolo Schroeder avrebbe dovuto essere nientemeno che Bach, che però gli sembrava troppo serio.
Intendiamoci, nulla è più serio di un enorme mezzobusto di Beethoven, ma tutto cambia quando questo severissimo faccione fa capolino su un piccolo pianoforte giocattolo come quello di Schroeder.

Dunque niente Bach, ma Beethoven, con l’idea incredibilmente gloriosa, maestosa, e forse anche un po’ antipatica che la storia gli ha costruito attorno; Beethoven tutto d’un pezzo, di bronzo, sul pianoforte di un bambino che più piccolo non si potrebbe. Ed è per questo che mi piace citare tra le più riuscite descrizioni di Schroeder quella che lo scrittore Jonathan Franzen fa nella sua prefazione al quarto volume della imperdibile (e lodevolissima) serie Complete Peanuts: “(Un bambino) le cui ambizioni a misura di Beethoven sono realizzate su un pianoforte giocattolo con una sola ottava”. Manca solo una delle “tre B” della grande musica: Brahms. E allora, oggi che sono così preso dalla musica di Ludwig e Johannes, mi torna in mente questa meravigliosa striscia dei Peanuts, che così bene riesce a riassumere quel misto di divertente genialità e dolce tenerezza che accompagna ognuno dei 17897 regali che Charles Schulz ci ha fatto, senza aver bisogno di mettersi quel goffo abito rosso, senza quella barba bianca come la neve.

(per chi non conoscesse l’inglese, nessun problema, eccola qui tradotta

E niente, senza Schulz e i suoi bimbi la vita sarebbe peggiore.

Se ne volete altre, di strisce sulla musica, fatevi sentire 🙂 


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