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Il cazziatone di Luigi Nono

19 ottobre 2012

Ho trovato su youtube un video clamoroso, che dice moltissimo sull’arte del Novecento, o almeno sull’arte fondata sull’ideologia (mi vengono i brividi solo a scriverlo).

C’è questo compositore grandissimo, Luigi Nono, comunista fino al midollo, ma ironicamente nato con un nome da monarca. Suona la sua musica per la massa, per i compagni comunisti, che gliela fischiano, perché non la capiscono, anzi: non vogliono capirla. Per loro l’arte è un mezzo di propaganda, e lo è anche per Nono, solo che lui ne fa un’avanguardia, piuttosto che un mezzo popolare in senso stretto. C’è una contraddizione di fondo probabilmente irrisolvibile, ma lui se ne disinteressa, e prova a coinvolgere la massa nell’avanguardia. E la massa gliela fischia, l’arte. Poi succede quel che succede: lui cazzia la massa, e la massa applaude, risvegliata da un linguaggio comprensibile fatto delle quattro solite idee: il marxismo, il comunismo, il socialismo, il popolo, la classe operaia, e soprattutto l’imbarazzante “cultura comunista”, come se la cultura avesse segni distintivi. La massa applaude, adesso Nono ha ragione. Non ha ragione per la sua musica, ma per quello che dice, ovvero per un mucchio di esagerate banalità che oggi, per fortuna, ci sembrano vecchie e un po’ imbarazzanti, anche se all’epoca, per un intellettuale figlio del suo tempo, dovevano rappresentare tutt’altra cosa. La contraddizione di fondo dell’educare la massa a suon di slogan-ideologici gli sfugge completamente, anche se si lascia scappare quel bellissimo e illuminante “Dobbiamo usare tutti i mezzi, non solo le chitarre”, come a dire: “Basta con ‘sto Guccini! Io dico le stesse cose con un linguaggio più alto, che fra duecento anni verrà ricordato, senza ricorrere a banalità varie, e voi ascoltate quello lì!”. Ecco, proprio in quella frase lui si mette su un piano più alto che è puramente aristocratico, e distrugge tutto il suo castello di idee: educare la massa è intrinsecamente contraddittorio, perché una massa educata non è più una massa ideologicamente plasmata, è un insieme di individui in grado di ragionare. Per fortuna, al contrario di altra musica, quella di Nono, privata del suo messaggio superficiale (quello ideologico e politico, non quello sociale), resta arte pura e assoluta, ed è per questo che verrà ricordato in futuro. Tutto questo sproloquio, comunque, lo riassume molto meglio di me il primo commento sotto il video, che mi sembra strepitoso, un po’ il 42 (“la risposta alla domanda fondamentale“) dell’arte del Novecento, e non solo:

Bellissimo e raro documento, ma è un documento di sconfitta.
Se la parola è arrivata dove la musica non è arrivata, se le orecchie hanno accolto il facile anziché il difficile, si sono accontentate.
E guai, guai a chi si accontenta del poco avendo davanti a sé il molto.
Nono è morto lì, crocefisso dagli applausi quando erano i fischi a dirgli che aveva ragione.

Stupendo.

Ecco, vi lascio con qualche ascolto dei capolavori di Luigi Nono:




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