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Giulini dirige la Quarta di Brahms alla Scala

1 luglio 2009

 

Carlo Maria Giulini

Carlo Maria Giulini (Barletta, 9 maggio 1914 - Brescia, 14 giugno 2005)

Carlo Maria Giulini è stato uno dei più grandi direttori d’orchestra del secolo scorso. Parto subito con questa frase fatta e molto schietta, perché è così che la penso ed è inutile lasciarlo intuire da quanto ho scritto o scriverò, senza dirlo direttamente. Non solo, credo che Giulini sia da ammirare anche e soprattutto per la sua smisurata umanità e per il suo grande distacco nei confronti dei traguardi personali: ha dimostrato di essere unicamente interessato alla Musica, a differenza di tanti grandi artisti del suo tempo. Nella sua lunga carriera ha diretto di tutto, alla guida delle più grandi orchestre del mondo. Da giovane suonò la viola nell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, avendo così l’opportunità di conoscere da vicino i più grandi direttori d’orchestra della prima metà del novecento. Con Bruno Walter suonò proprio la Quarta sinfonia di Johannes Brahms che è al centro dell’articolo di oggi. Se ne innamorò da subito, sicuramente grazie anche alla grande lettura di Walter, e questa pagina diventò una delle sue predilette. Subito dopo la guerra fu proprio lui a dirigere l’Orchestra di Santa Cecilia e il brano scelto fu ancora una volta la Quarta di Brahms. Negli anni successivi la carriera di Giulini decollò, grazie a molte grandi interpretazioni operistiche e sinfoniche. Una buona parte della carriera del Maestro, dopo il lungo periodo alla Scala, fu dedicata agli Stati Uniti, prima con la Chicago Symphony Orchestra e poi con la Los Angeles Philharmonic.  In questi anni Giulini ebbe modo di affrontare gran parte del repertorio romantico, incidendo peraltro le predilette sinfonie di Brahms. Solo più tardi vi fu un ritorno all’opera, dopo molti anni di dedizione alla musica sinfonica. Giulini tornò in Europa a seguito della grave malattia della moglie, ed è proprio degli ultimi anni del grande direttore l’interpretazione che vi propongo oggi della sua amata Quarta di Brahms, che peraltro incise a Chicago e a Vienna (con i Wiener Philharmoniker, piuttosto che con i Wiener Symphoniker che pure aveva diretto negli anni settanta). La registrazione è del 16 aprile 1997, Giulini dirige l’Orchestra Filarmonica della Scala al Teatro alla Scala di Milano. A voi, se vorrete, i commenti.

Ecco i link:



Vi auguro un buon ascolto.

Hans Rott

12 maggio 2009
Hans Rott nella sua unica fotografia conosciuta

Hans Rott nella sua unica fotografia conosciuta

Hans Karl Maria Rott, più comunemente noto come Hans Rott, nacque il primo agosto 1858, per morire giovanissimo il 25 giugno 1884, a soli 25 anni. La vicenda umana e artistica dell’austriaco Rott è davvero poco nota, nonostante la sua figura fosse ritenuta fondamentale da alcuni suoi coetanei, come ad esempio il più celebre Gustav Mahler. E’ proprio la vicinanza con Mahler, di cui ho parlato recentemente (peraltro per un aspetto non fondamentale della sua opera) a spingermi a dedicarmi a lui in questo intervento odierno. Il giovane Rott, nato in un sobborgo di Vienna da due genitori artisti, rimase orfano prematuramente nel 1876. Dopo essersi iscritto, da adolescente, al Conservatorio di Vienna, ebbe occasione di frequentare i corsi di Krenn, Landskron, Graedener e soprattutto di Bruckner (corso d’organo). Il sodalizio con Anton Bruckner fu essenziale per la formazione del giovane Rott, e lo stesso maestro doveva essere impressionato dalle capacità dell’allievo, visto il certificato di encomio che gli rilasciò alla fine del corso. La morte dei genitori provocò a Rott non pochi problemi, soprattutto di natura economica. Nonostante questo il giovane musicista poté continuare gli studi, pur costretto ad accettare un posto da impiegato per potersi mantenere. Ottenne in questo periodo ben due premi d’onore dal Conservatorio e soprattutto l’incarico di organista presso la chiesa di Piaristen. Nelle stanze del monastero adiacente conobbe molti studenti, tra cui i musicisti Mahler e Hugo Wolf. Nel 1878 chiese di essere sollevato dall’incarico di organista, non senza essersi procurato dettagliate referenze, scegliendo di mantenersi dando lezioni private ed accettando un aiuto finanziario da parte di alcuni suoi amici. Fu questo il periodo più prolifico della sua breve carriera di compositore: nascono in questi anni la Sinfonia in La bemolle maggiore per orchestra d’archi, a cui seguì un Finale sinfonico, due Ouverture (Amleto e Giulio Cesare), una Suite per orchestra, alcuni cori sacri e profani ed alcuni lieder. Non mancò inoltre il tempo per un rimaneggiamento della Sinfonia in Mi maggiore, della quale era già noto il primo movimento, presentato in occasione del concorso di composizione al Conservatorio, nel 1878. Nonostante l’intercessione di Bruckner, Rott non ottenne nessun premio, nonostante fosse l’unico allievo a terminare i corsi, peraltro con notevole profitto. Del periodo 1879-1880 non sappiamo molto, se non che ci fu un grande amore (l’unico della sua vita). Abbiamo inoltre la notizia del completamento della sua Sinfonia, che provò a far eseguire dalla Filarmonica di Vienna, ma i tentativi di convincere il celebre direttore Hans Richter furono infruttuosi, nonostante questi avesse mostrato un certo interesse. A fine settembre 1880 Hans si recò a far visita al grande compositore Johannes Brahms, che aveva il compito di decidere (con Hanslic e Goldmark) a chi dovesse spettare una borsa di studio statale. Brahms, fervente antiwagneriano (e dunque antibruckneriano), sicuramente non gradì lo stile sinfonico di Rott, che cercava di conciliare, in qualche modo, la corrente sinfonica brahmsiana e quella bruckneriana. Nella sinfonia in Mi maggiore, piena di reminiscenze wagneriane, comparivano anche citazioni schumanniane e soprattutto brahmsiane (nel quarto movimento si cita il finale della prima sinfonia). Queste citazioni furono decisive nel formare un’idea negativa in Brahms riguardo l’opera di Rott. Hans voleva probabilmente rendere omaggio aal compositore amburghese, nell’intento di ingraziarsi la sua benevolenza, ed invece ne provocò l’indignazione. I fatti testimoniano che Brahms arrivò al punto di dubitare che la Sinfonia in Mi maggiore fosse opera del giovane poiche “accanto a così tante belle cose, ci sono di nuovo talmente tanti elementi banali o privi di senso […] che questa (composizione) non può certamente essere opera di Rott”. Le parole di Brahms, di cui sicuramente Rott sentiva l’influenza e la grandezza, furono un colpo fortissimo e decisivo per il seguito della vita del compositore. Fatto un ultimo tentativo di convincere Richter ad eseguire la sua sinfonia (il direttore esaminò la partitura completa e si mostrò cortese ed elogiativo, ma negò la possibilità di un’esecuzione pubblica), Rott si decise a partire verso l’Alsazia, per un impiego come direttore o maestro del cordo di Mulhouse. Il 23 ottobre, durante il viaggio in treno verso Mulhouse, un passeggero che era in procinto di accendere un sigaro vide Rott minacciarlo estraendo la pistola. Hans pronunciò la seguente frase: “Brahms ha riempito il treno di dinamite”. Lo stesso giorno il giovane compositore venne condotto presso la divisione psichiatrica dell’Ospedale Generale di Vienna, in uno stato di confusione totale. All’inizio dell’anno 1881, dopo un primo tentativo di suicidio, venne internato presso il manicomio della Land della Bassa Austria, dove morì il 25 giugno 1884 di tubercolosi.

Nell’esaminare ciò che ci è rimasto dell’opera di Rott, si nota subito lo spiccato senso wagneriano della sua musica.

La lapide del compositore

La lapide del compositore

Questo non sorprende, vista la sua ammirazione per Bruckner. Bruckner, vero padre spirituale di Rott, tentò, come già detto, di intercedere per il giovane allievo quando questi attraversò una fase di ristrettezze economiche, fornendogli qualche credenziale di raccomandazione. Una di queste recita: “Il firmatario di questa lettera considera un grande piacere poter affermare di aver conosciuto il Signor Hans Rott come allievo durante i suoi studi presso il Conservatorio, e che quest’ultimo, grazie al suo eccezionale talento, alla sua diligenza, al carattere moralmente puro e infine, nondimeno, alle sue esecuzioni musicali, in particolare modo all’organo, ha generato le più grandi speranze”. Per parlare poi dell’influenza bruckneriana vera e propria sulla musica di Rott, si notano i numerosi passaggi contrappuntistici contenuti nei quattro tempi della sinfonia in Mi maggiore, oltre al massiccio uso degli ottoni.

Per tornare all’incontro (e a quantò poi segui) tra Rott e Brahms, è interessante far notare (senza intenzione alcuna di voler azzardare qualche ipotesi a riguardo) che molte personalità che ruotano attorno alla figura di Brahms sfociarono nella pazzia o caddero in qualche disturbo mentale. Si possono citare ad esempio Robert Schumann e Hugo Wolf, e solo secondariamente Gustav Mahler.
Innegabile è l’influenza di Rott su Mahler. Il compositore boemo ebbe modo di dire:

Quello che la musica ha perduto con lui è incommensurabile: il suo genio s’invola talmente alto già nella sua prima sinfonia, che ha scritto quand’era un giovane di vent’anni e che fa di lui – la parola non è affatto forte – il fondatore della nuova sinfonia.

I rapporti di stima reciproca tra Mahler e Rott sono ampiamente provati, e lo stesso Rott, all’epoca del suo ricovero psichiatrico, ricordava ancora bene chi fosse Mahler, qualficandolo come un “genio”. La sinfonia in Mi maggiore di Rott viene oggi vista da alcuni come la sinfonia numero zero di Mahler (o piuttosto sarebbe giusto dire che la prima sinfonia di Mahler sia in effetti la seconda di Rott, così come accadde con la prima di Brahms, vista come la decima di Beethoven?). Questo testimonia l’enorme influenza che la musica di Rott ebbe su Mahler, che compose la sua prima sinfonia ben più tardi dell’opera di Rott. Mahler fu accusato da alcuni di aver saccheggiato con cura il lavoro (inedito per più di 120 anni, è bene ricordarlo) di Rott, ma è innegabile come fosse lo stesso Mahler a riconoscere il suo debito di ispirazione, alla luce della citazione riportata in precedenza. La musica di Mahler, nel corso degli anni, andrà ben oltre lo stile della prima sinfonia, ma è impossibile non notare quanto meno una piccola affinità tra lo scherzo della Sinfonia in Mi maggiore di Rott e la prima produzione mahleriana. Il peccato, forse, è che la musica di Rott che oggi ci è pervenuta venga considerata mahleriana, e non viceversa.

Delle non molte (ma neanche poche) composizioni giunte a noi, segnalo:
Sinfonia in Mi maggiore
Sinfonia in La bemolle maggiore per orchestra d’archi
Overture pastorale
Quartetto d’archi in do minore.

Sfortunatamente solo questi lavori, per quanto mi risulta, sono stati incisi in disco.
Per la Sinfonia in Mi maggiore, l’unica per la quale esistano più incisioni, consiglio l’interpretazione della Radio Symphonieorchester Wien diretta da Dennis Russell Davies, pubblicata dalla Cpo Records.

Vi propongo ora l’ascolto di due dei lavori di Hans Rott.

La già citata Sinfonia in Mi maggiore, in quattro tempi:

E la bellissima Sinfonia per archi in La bemolle maggiore, in tre tempi:

Come sempre, buon ascolto!


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