Posts Tagged ‘Gustav Mahler’

La nona sinfonia di Mahler, Leonard Bernstein e i tromboni dei Berliner Philharmoniker

7 febbraio 2011

Leonard Bernstein

Cos’è questo titolo balordo? Beh, la domanda è lecita e comprensibile. Andiamo per ordine, però. Da qualche mese sono ossessionato dalla nona sinfonia di Gustav Mahler. Non sto qui a scrivere perché (avrei bisogno di saperlo, peraltro) né scriverò di quanto sia meravigliosa e di cosa possa significare per me. Almeno, non lo farò ora, non mi sento ancora pronto. Scriverò invece il perché di questo titolo così strano.

Bene, qualche giorno fa mi sono accorto che dagli archivi della New York Philharmonic è saltata fuori una meraviglia: la partitura personale di Leonard Bernstein della nona sinfonia di Mahler. Ok, ok, raccogliete la mascella, trovate il link a fine articolo. Come potete ben immaginare, questa partitura è una fonte inesauribile di interesse per chi ami la sinfonia in questione, l’arte della direzione d’orchestra, o la figura di Lenny. In particolare, è davvero un privilegio (forse una violenza) poter posare lo sguardo sui commenti personali di Lenny a quella che, probabilmente, è stata la pagina sinfonica che più ha adorato. Ogni pagina contiene molte annotazioni  significative, a volte si ha l’impressione che siano anche troppe. Dinamica, tempo, espressione, colore: c’è tutto, davvero tutto. Bernstein usa due colori diversi, come fanno le maestre a scuola, per dar diverso peso alle indicazioni. Usa anche lingue diverse (ne ho contate almeno tre, in una lettura rapida: italiano, tedesco, inglese). Molte delle annotazioni sono evidenziate con tale passione e decisione che viene ovviamente la voglia di cercarne riscontri nelle letture appassionate e vive che il Maestro ci ha lasciato in disco. Ecco, veniamo al disco.
Bernstein ha diretto molte volte la nona di Mahler e almeno tre esecuzioni sono state conservate in disco. Ne abbiamo una con la New York Philharmonic Orchestra (1965), una con la Royal Concertgebouw Orchestra (1985), e una con i Berliner Philharmoniker (1979). Ce n’è poi una molto bella, disponibile in video, con i Wiener Philharmoniker, ma eccoci al dunque. La registrazione del 1979 con i Berliner Philharmoniker ha molti aspetti degni di nota. Intanto è bene precisare che questo concerto fu l’unico, in tutta la sua vita, in cui il grande direttore americano diresse i formidabili Berliner. Questo è comprensibile: Herbert von Karajan non pensò mai di invitare Bernstein, suo grande rivale (anche se tra i due c’era un magnifico rispetto), e infatti Lenny dovette attendere l’invito della città di Berlino a dirigere i Berliner nella Berliner Festwochen del 1979, 4 e 5 ottobre. Il ricavato dei due concerti, che si tennero alla Philharmonie, fu devoluto ad Amnesty International. Cosa c’è di così interessante in questa nona di Mahler? Beh, non poche cose. Intanto Karajan, direttorissimo dei Berliner, si guardava bene dal dirigere la sinfonia in questione con la sua orchestra. Certo, aveva diretto altre sinfonie dello stesso compositore (quarta, quinta e sesta, nonché il Lied von der Erde), ma erano passati ormai molti anni da quel 1964 in cui Barbirolli aveva registrato la sua storica nona con i Berliner. Ed ecco dunque Bernstein, con la sua sinfonia preferita, nell’occasione che tutti attendevano da una vita. Per inciso: solo un anno dopo Karajan decise di registrare finalmente la nona sinfonia, forse complice la “lezione” che la sua orchestra aveva ricevuto da Bernstein. Le incisioni, alla fine, furono ben due, a causa di un errore clamoroso nella prima delle due, quella in studio. Non voglio parlare delle interpretazioni di Bernstein o Karajan, comunque. Magari lo farò un giorno parlando anche delle altri grandi none (Abbado, Giulini, Barbirolli, Walter, ecc.); voglio invece parlare dei tromboni dei Berliner Philharmoniker.
Accade che il punto forse più importante dell’intera sinfonia è a metà quarto movimento (pagine 174-176 nella partitura linkata sotto). Un climax meraviglioso, sublime, nel quale hanno un grande ruolo i tromboni. Ebbene, uno prende il disco di Bernstein coi Berliner, lo mette nel lettore, ascolta la prima ora di musica, poi ecco il climax… succede qualcosa: si sente un rumore sordo, un’esclamazione di sorpresa… si giunge al momento più intenso e… i tromboni non suonano. Niente, nessuno di essi suona. E tutto è rovinato: gli istanti più belli ed intensi svaniscono nel nulla. Vi invito ad ascoltare con le vostre orecchie quello che (non) accade, ho caricato il passaggio in questione in rete e trovate il link sotto il collegamento alla partitura. In rete molti si sono chiesti cosa potesse essere accaduto. C’è chi ha parlato di Bernstein che cade dal podio (ma perché poi i tromboni non dovrebbero suonare? Ridono? Tutti?). C’è chi ha ipotizzato che i tromboni potessero essersi vendicati per screzi durante le prove. C’è anche chi ha ipotizzato che, semplicemente, i tromboni non ci fossero o si fossero dimenticati di suonare (ma non sono i Berliner?). Niente, la verità non si sa, mai nessuno l’ha dichiarata. A noi resta il dubbio, certo, ma resta anche una esecuzione storica di questa sublime pagina sinfonica, così come resta una partitura da sfogliare con ammirazione e devozione.

Certo, tutto bello… ma cosa diavolo sarà accaduto?

Partitura annotata da Lenny: http://tinyurl.com/66nyp47
Misteriosa sparizione dei tromboni: http://depositfiles.com/files/p64u51s9z

Aggiornamento del 13 novembre 2013: il gentile lettore Paolo nei commenti a questo articolo ha aggiunto una testimonianza che, se confermata, parrebbe dirimere definitivamente la questione, e in maniera inaspettata e tristemente fascinosa.

Leggete qui:

http://ypsmusic.blogspot.it/2012/06/missing-trombones-in-bernsteins-famous.html

La Quarta di Mahler nell’arrangiamento di Erwin Stein

26 giugno 2009

Mahler 4 para cuerdas Santa fELa quarta sinfonia è forse la mia preferita tra le nove (più una decima incompiuta) scritte da Gustav Mahler. E’ molto diversa dalle altre: più breve, più leggera, più dolce. Quasi una sinfonia femminile, oserei dire. Molte sono le incisioni di questa sinfonia che potrebbero essere consigliate, molti sono i motivi di interesse nell’ascolto di questi sessanta minuti di musica. Uno su tutti è sicuramente il meraviglioso terzo tempo (Ruhevoll), uno degli adagi più belli che io conosca. Non tutti sanno, comunque, che Erwin Stein, allievo ed amico di Arnold Schoenberg, lavorò nel 1921 ad un arrangiamento di questa sinfonia per un organico ristretto e particolare: soprano, flauto, oboe, corno inglese,
clarinetto, due violini, viola, violoncello, contrabasso, pianoforte, harmonium e percussioni. Personalmente trovo questo arrangiamento davvero molto interessante; nell’ascolto è possibile percepire linee melodiche altrimenti un po’ meno chiare e si ha un’impressione di sottigliezza e snellezza sicuramente estranee a Mahler, ma secondo me ben concilianti con la natura di questa quarta sinfonia.
L’ascolto che vi propongo è quello che a mia volta ho raccolto da un blog straniero (mi pare spagnolo), che ha reso disponibile l’incisione degli Smithsonian Chamber Players (con la Santa Fe Pro Música) diretti da Kenneth Slowik. Un disco davvero bellissimo e suonato molto bene.

Trovate tutto qui:
http://todomahler.blogspot.com/2008/11/mahler-sinfona-no4-y-lieder-eines.html

Vi auguro un buon ascolto.

Hans Rott

12 maggio 2009
Hans Rott nella sua unica fotografia conosciuta

Hans Rott nella sua unica fotografia conosciuta

Hans Karl Maria Rott, più comunemente noto come Hans Rott, nacque il primo agosto 1858, per morire giovanissimo il 25 giugno 1884, a soli 25 anni. La vicenda umana e artistica dell’austriaco Rott è davvero poco nota, nonostante la sua figura fosse ritenuta fondamentale da alcuni suoi coetanei, come ad esempio il più celebre Gustav Mahler. E’ proprio la vicinanza con Mahler, di cui ho parlato recentemente (peraltro per un aspetto non fondamentale della sua opera) a spingermi a dedicarmi a lui in questo intervento odierno. Il giovane Rott, nato in un sobborgo di Vienna da due genitori artisti, rimase orfano prematuramente nel 1876. Dopo essersi iscritto, da adolescente, al Conservatorio di Vienna, ebbe occasione di frequentare i corsi di Krenn, Landskron, Graedener e soprattutto di Bruckner (corso d’organo). Il sodalizio con Anton Bruckner fu essenziale per la formazione del giovane Rott, e lo stesso maestro doveva essere impressionato dalle capacità dell’allievo, visto il certificato di encomio che gli rilasciò alla fine del corso. La morte dei genitori provocò a Rott non pochi problemi, soprattutto di natura economica. Nonostante questo il giovane musicista poté continuare gli studi, pur costretto ad accettare un posto da impiegato per potersi mantenere. Ottenne in questo periodo ben due premi d’onore dal Conservatorio e soprattutto l’incarico di organista presso la chiesa di Piaristen. Nelle stanze del monastero adiacente conobbe molti studenti, tra cui i musicisti Mahler e Hugo Wolf. Nel 1878 chiese di essere sollevato dall’incarico di organista, non senza essersi procurato dettagliate referenze, scegliendo di mantenersi dando lezioni private ed accettando un aiuto finanziario da parte di alcuni suoi amici. Fu questo il periodo più prolifico della sua breve carriera di compositore: nascono in questi anni la Sinfonia in La bemolle maggiore per orchestra d’archi, a cui seguì un Finale sinfonico, due Ouverture (Amleto e Giulio Cesare), una Suite per orchestra, alcuni cori sacri e profani ed alcuni lieder. Non mancò inoltre il tempo per un rimaneggiamento della Sinfonia in Mi maggiore, della quale era già noto il primo movimento, presentato in occasione del concorso di composizione al Conservatorio, nel 1878. Nonostante l’intercessione di Bruckner, Rott non ottenne nessun premio, nonostante fosse l’unico allievo a terminare i corsi, peraltro con notevole profitto. Del periodo 1879-1880 non sappiamo molto, se non che ci fu un grande amore (l’unico della sua vita). Abbiamo inoltre la notizia del completamento della sua Sinfonia, che provò a far eseguire dalla Filarmonica di Vienna, ma i tentativi di convincere il celebre direttore Hans Richter furono infruttuosi, nonostante questi avesse mostrato un certo interesse. A fine settembre 1880 Hans si recò a far visita al grande compositore Johannes Brahms, che aveva il compito di decidere (con Hanslic e Goldmark) a chi dovesse spettare una borsa di studio statale. Brahms, fervente antiwagneriano (e dunque antibruckneriano), sicuramente non gradì lo stile sinfonico di Rott, che cercava di conciliare, in qualche modo, la corrente sinfonica brahmsiana e quella bruckneriana. Nella sinfonia in Mi maggiore, piena di reminiscenze wagneriane, comparivano anche citazioni schumanniane e soprattutto brahmsiane (nel quarto movimento si cita il finale della prima sinfonia). Queste citazioni furono decisive nel formare un’idea negativa in Brahms riguardo l’opera di Rott. Hans voleva probabilmente rendere omaggio aal compositore amburghese, nell’intento di ingraziarsi la sua benevolenza, ed invece ne provocò l’indignazione. I fatti testimoniano che Brahms arrivò al punto di dubitare che la Sinfonia in Mi maggiore fosse opera del giovane poiche “accanto a così tante belle cose, ci sono di nuovo talmente tanti elementi banali o privi di senso […] che questa (composizione) non può certamente essere opera di Rott”. Le parole di Brahms, di cui sicuramente Rott sentiva l’influenza e la grandezza, furono un colpo fortissimo e decisivo per il seguito della vita del compositore. Fatto un ultimo tentativo di convincere Richter ad eseguire la sua sinfonia (il direttore esaminò la partitura completa e si mostrò cortese ed elogiativo, ma negò la possibilità di un’esecuzione pubblica), Rott si decise a partire verso l’Alsazia, per un impiego come direttore o maestro del cordo di Mulhouse. Il 23 ottobre, durante il viaggio in treno verso Mulhouse, un passeggero che era in procinto di accendere un sigaro vide Rott minacciarlo estraendo la pistola. Hans pronunciò la seguente frase: “Brahms ha riempito il treno di dinamite”. Lo stesso giorno il giovane compositore venne condotto presso la divisione psichiatrica dell’Ospedale Generale di Vienna, in uno stato di confusione totale. All’inizio dell’anno 1881, dopo un primo tentativo di suicidio, venne internato presso il manicomio della Land della Bassa Austria, dove morì il 25 giugno 1884 di tubercolosi.

Nell’esaminare ciò che ci è rimasto dell’opera di Rott, si nota subito lo spiccato senso wagneriano della sua musica.

La lapide del compositore

La lapide del compositore

Questo non sorprende, vista la sua ammirazione per Bruckner. Bruckner, vero padre spirituale di Rott, tentò, come già detto, di intercedere per il giovane allievo quando questi attraversò una fase di ristrettezze economiche, fornendogli qualche credenziale di raccomandazione. Una di queste recita: “Il firmatario di questa lettera considera un grande piacere poter affermare di aver conosciuto il Signor Hans Rott come allievo durante i suoi studi presso il Conservatorio, e che quest’ultimo, grazie al suo eccezionale talento, alla sua diligenza, al carattere moralmente puro e infine, nondimeno, alle sue esecuzioni musicali, in particolare modo all’organo, ha generato le più grandi speranze”. Per parlare poi dell’influenza bruckneriana vera e propria sulla musica di Rott, si notano i numerosi passaggi contrappuntistici contenuti nei quattro tempi della sinfonia in Mi maggiore, oltre al massiccio uso degli ottoni.

Per tornare all’incontro (e a quantò poi segui) tra Rott e Brahms, è interessante far notare (senza intenzione alcuna di voler azzardare qualche ipotesi a riguardo) che molte personalità che ruotano attorno alla figura di Brahms sfociarono nella pazzia o caddero in qualche disturbo mentale. Si possono citare ad esempio Robert Schumann e Hugo Wolf, e solo secondariamente Gustav Mahler.
Innegabile è l’influenza di Rott su Mahler. Il compositore boemo ebbe modo di dire:

Quello che la musica ha perduto con lui è incommensurabile: il suo genio s’invola talmente alto già nella sua prima sinfonia, che ha scritto quand’era un giovane di vent’anni e che fa di lui – la parola non è affatto forte – il fondatore della nuova sinfonia.

I rapporti di stima reciproca tra Mahler e Rott sono ampiamente provati, e lo stesso Rott, all’epoca del suo ricovero psichiatrico, ricordava ancora bene chi fosse Mahler, qualficandolo come un “genio”. La sinfonia in Mi maggiore di Rott viene oggi vista da alcuni come la sinfonia numero zero di Mahler (o piuttosto sarebbe giusto dire che la prima sinfonia di Mahler sia in effetti la seconda di Rott, così come accadde con la prima di Brahms, vista come la decima di Beethoven?). Questo testimonia l’enorme influenza che la musica di Rott ebbe su Mahler, che compose la sua prima sinfonia ben più tardi dell’opera di Rott. Mahler fu accusato da alcuni di aver saccheggiato con cura il lavoro (inedito per più di 120 anni, è bene ricordarlo) di Rott, ma è innegabile come fosse lo stesso Mahler a riconoscere il suo debito di ispirazione, alla luce della citazione riportata in precedenza. La musica di Mahler, nel corso degli anni, andrà ben oltre lo stile della prima sinfonia, ma è impossibile non notare quanto meno una piccola affinità tra lo scherzo della Sinfonia in Mi maggiore di Rott e la prima produzione mahleriana. Il peccato, forse, è che la musica di Rott che oggi ci è pervenuta venga considerata mahleriana, e non viceversa.

Delle non molte (ma neanche poche) composizioni giunte a noi, segnalo:
Sinfonia in Mi maggiore
Sinfonia in La bemolle maggiore per orchestra d’archi
Overture pastorale
Quartetto d’archi in do minore.

Sfortunatamente solo questi lavori, per quanto mi risulta, sono stati incisi in disco.
Per la Sinfonia in Mi maggiore, l’unica per la quale esistano più incisioni, consiglio l’interpretazione della Radio Symphonieorchester Wien diretta da Dennis Russell Davies, pubblicata dalla Cpo Records.

Vi propongo ora l’ascolto di due dei lavori di Hans Rott.

La già citata Sinfonia in Mi maggiore, in quattro tempi:

E la bellissima Sinfonia per archi in La bemolle maggiore, in tre tempi:

Come sempre, buon ascolto!

Gustav Mahler nei rulli Welte-Mignon

9 maggio 2009
Gustav Mahler - profilo

Gustav Mahler - profilo

Il 9 novembre 1905 il già celebre direttore d’orchestra e compositore (oggi le qualifiche sarebbero invertite) Gustav Mahler entrò negli studi della Welte-Mignon per registrare 4 rulli per pianoforte per una durata complessiva di circa 26 minuti. Mahler scelse due dei suoi lieder e due tempi di sinfonia: l’ultimo tempo della quarta e il primo tempo della quinta. Normalmente si dà poco credito ai rulli per pianoforte incisi tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, prima che la registrazione sonora facesse quei grandi passi in avanti che oggi ci permettono di avere una fedeltà straordinaria. Il problema fondamentale dei rulli per pianoforte era l’assenza della dinamica e quindi la seguente impossibilità di trasmettere l’espressione. Non solo, anche accettando questa limitante carenza, il risultato era già di per sè piuttosto innaturale. La tedesca Welte-Mignon, ad inizio novecento, rivoluzionò la tecnica dell’incisione sui rulli, dapprima passando dai cilindri chiodati alla carta perforata (ovviamente più facile da riprodurre) e successivamente introducendo un rivoluzionario e complesso sistema che permettesse la registrazione della dinamica delle note suonate. Il funzionamento è piuttosto complesso da descrivere, per questo rimando chi volesse avere maggiori informazioni ai link che ho inserito in coda all’articolo. In breve, nel sistema brevettato nel 1903 utilizzato da Mahler, la dinamica delle note (divise in due gruppi: quelle basse e quelle alte) veniva registrata a parte con l’uso dell’inchiostro. La registrazione della dinamica non per ogni nota ma per i due gruppi fondamentali (bassi e soprani) può risultare limitante, ed in effetti non può che esserlo, ma non lo è tanto quanto si può pensare, soprattutto pensando a quanto si acquista in espressività rispetto all’assenza totale di informazioni sulla dinamica. Il rullo finale, contenente sia la coppia altezza-durata delle note (peraltro già presente nei rulli più semplici, seppur con minor fedeltà) che l’informazione ad inchiostro sulla dinamica, veniva poi esaminato dai tecnici della Welte-Mignon, che si occupavano di eliminare manualmente alcune imprecisioni dovute alla meccanica della registrazione, soprattutto per quanto riguarda la dinamica, che veniva il più possibile resa fedele all’esecuzione del pianista di turno. Il risultato che oggi è possibile ascoltare va davvero oltre ogni più ottimistica previsione, basti ascoltare i brani che riporto qui sotto.

Un Welte-Mignon (senza tastiera)

Un Welte-Mignon (senza tastiera)

Non si spiegherebbe altrimenti la grande quantità di pianisti e compositori che si cimentarono nell’opera così inusuale costituita dalla registrazione dei propri lavori:  Paderewski, Lhevinne, Hofmann, Gieseking, Ganz, Horowitz, Saint-Saëns, Grieg, Richard Strauss, Debussy, Busoni e molti altri. I rulli registrati erano poi pronti per essere riprodotti da pianoforti preparati appositamente solo per la riproduzione. I rulli lasciati da Mahler, riprodotti e registrati nel 1992 in alta qualità sonora, sono sorprendenti soprattutto alla luce delle interpretazioni note dalla discografia ampia delle sue sinfonie. E’ davvero difficile accostare le sue personali visioni del celstiale finale della quarta o dell’esordio funebre della quinta alle più celebrate incisioni discografiche della seconda metà del secolo (basti pensare a Bernstein). Se c’è qualcuno che si avvicina, almeno nei tempi, a questo Mahler, è il suo allievo Bruno Walter, altro grande direttore d’orchestra del novecento, che di persona aveva potuto conoscere ed ascoltare Mahler.

Ecco dunque il quarto movimento della quarta sinfonia:

Ecco la stessa registrazione con la sovrapposizione del canto del soprano Yvonne Kenny:

e il primo tempo della quinta:

Come sempre, vi auguro un buon ascolto!

Per saperne di più sui sistemi di registrazione e di riproduzione automatica della Welte-Mignon, vi segnalo i seguenti documenti in rete:
http://www.pianola.org/reproducing/reproducing_welte.cfm
http://welte.ub.uni-freiburg.de/en/index.html


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: