Posts Tagged ‘Berliner Philharmoniker’

Il canto della terra

19 maggio 2011

Claudio Abbado dirige il Canto della Terra e l'Adagio dalla Sinfonia n.10 di Mahler nel centenario della morte del compositore

C’è questo vecchietto con gli occhi lucidi a Berlino. Si chiama Claudio e ormai è magro come la bacchetta che usa per dipingere la musica. Ha gli occhi lucidi perché ha appena finito di dipingere “L’addio” dal Canto della Terra, per la prima volta. Con lo spartito, dico, un vecchietto di nome Claudio con lo spartito a Berlino. Il Canto della Terra è una disperata dichiarazione d’amore per la vita di un signore che si chiama Gustav e che ci ha lasciati cent’anni più un giorno fa. La sua dichiarazione d’amore per la vita passa per l’amore che prova nei confronti di Alma, sua moglie, che però lo tradisce con un architetto. Non scherzo: un architetto. Lo tradirà anche la vita, di lì a poco, e lui lo sa; è per questo che ci regala questo canto meraviglioso e poi ancora un’altra cosetta: la nona sinfonia. Tutti lo tradiscono e lui in cambio riempie il mondo di bellezza. Almetta mia crepare di maggio ci vuole tanto troppo coraggio. A Berlino cent’anni e un giorno dopo c’è tanta gente che ringrazia Gustav e il vecchietto con lo spartito. Ci sono così tante lacrime in giro che si fa fatica a stare a galla.

La nona sinfonia di Mahler, Leonard Bernstein e i tromboni dei Berliner Philharmoniker

7 febbraio 2011

Leonard Bernstein

Cos’è questo titolo balordo? Beh, la domanda è lecita e comprensibile. Andiamo per ordine, però. Da qualche mese sono ossessionato dalla nona sinfonia di Gustav Mahler. Non sto qui a scrivere perché (avrei bisogno di saperlo, peraltro) né scriverò di quanto sia meravigliosa e di cosa possa significare per me. Almeno, non lo farò ora, non mi sento ancora pronto. Scriverò invece il perché di questo titolo così strano.

Bene, qualche giorno fa mi sono accorto che dagli archivi della New York Philharmonic è saltata fuori una meraviglia: la partitura personale di Leonard Bernstein della nona sinfonia di Mahler. Ok, ok, raccogliete la mascella, trovate il link a fine articolo. Come potete ben immaginare, questa partitura è una fonte inesauribile di interesse per chi ami la sinfonia in questione, l’arte della direzione d’orchestra, o la figura di Lenny. In particolare, è davvero un privilegio (forse una violenza) poter posare lo sguardo sui commenti personali di Lenny a quella che, probabilmente, è stata la pagina sinfonica che più ha adorato. Ogni pagina contiene molte annotazioni  significative, a volte si ha l’impressione che siano anche troppe. Dinamica, tempo, espressione, colore: c’è tutto, davvero tutto. Bernstein usa due colori diversi, come fanno le maestre a scuola, per dar diverso peso alle indicazioni. Usa anche lingue diverse (ne ho contate almeno tre, in una lettura rapida: italiano, tedesco, inglese). Molte delle annotazioni sono evidenziate con tale passione e decisione che viene ovviamente la voglia di cercarne riscontri nelle letture appassionate e vive che il Maestro ci ha lasciato in disco. Ecco, veniamo al disco.
Bernstein ha diretto molte volte la nona di Mahler e almeno tre esecuzioni sono state conservate in disco. Ne abbiamo una con la New York Philharmonic Orchestra (1965), una con la Royal Concertgebouw Orchestra (1985), e una con i Berliner Philharmoniker (1979). Ce n’è poi una molto bella, disponibile in video, con i Wiener Philharmoniker, ma eccoci al dunque. La registrazione del 1979 con i Berliner Philharmoniker ha molti aspetti degni di nota. Intanto è bene precisare che questo concerto fu l’unico, in tutta la sua vita, in cui il grande direttore americano diresse i formidabili Berliner. Questo è comprensibile: Herbert von Karajan non pensò mai di invitare Bernstein, suo grande rivale (anche se tra i due c’era un magnifico rispetto), e infatti Lenny dovette attendere l’invito della città di Berlino a dirigere i Berliner nella Berliner Festwochen del 1979, 4 e 5 ottobre. Il ricavato dei due concerti, che si tennero alla Philharmonie, fu devoluto ad Amnesty International. Cosa c’è di così interessante in questa nona di Mahler? Beh, non poche cose. Intanto Karajan, direttorissimo dei Berliner, si guardava bene dal dirigere la sinfonia in questione con la sua orchestra. Certo, aveva diretto altre sinfonie dello stesso compositore (quarta, quinta e sesta, nonché il Lied von der Erde), ma erano passati ormai molti anni da quel 1964 in cui Barbirolli aveva registrato la sua storica nona con i Berliner. Ed ecco dunque Bernstein, con la sua sinfonia preferita, nell’occasione che tutti attendevano da una vita. Per inciso: solo un anno dopo Karajan decise di registrare finalmente la nona sinfonia, forse complice la “lezione” che la sua orchestra aveva ricevuto da Bernstein. Le incisioni, alla fine, furono ben due, a causa di un errore clamoroso nella prima delle due, quella in studio. Non voglio parlare delle interpretazioni di Bernstein o Karajan, comunque. Magari lo farò un giorno parlando anche delle altri grandi none (Abbado, Giulini, Barbirolli, Walter, ecc.); voglio invece parlare dei tromboni dei Berliner Philharmoniker.
Accade che il punto forse più importante dell’intera sinfonia è a metà quarto movimento (pagine 174-176 nella partitura linkata sotto). Un climax meraviglioso, sublime, nel quale hanno un grande ruolo i tromboni. Ebbene, uno prende il disco di Bernstein coi Berliner, lo mette nel lettore, ascolta la prima ora di musica, poi ecco il climax… succede qualcosa: si sente un rumore sordo, un’esclamazione di sorpresa… si giunge al momento più intenso e… i tromboni non suonano. Niente, nessuno di essi suona. E tutto è rovinato: gli istanti più belli ed intensi svaniscono nel nulla. Vi invito ad ascoltare con le vostre orecchie quello che (non) accade, ho caricato il passaggio in questione in rete e trovate il link sotto il collegamento alla partitura. In rete molti si sono chiesti cosa potesse essere accaduto. C’è chi ha parlato di Bernstein che cade dal podio (ma perché poi i tromboni non dovrebbero suonare? Ridono? Tutti?). C’è chi ha ipotizzato che i tromboni potessero essersi vendicati per screzi durante le prove. C’è anche chi ha ipotizzato che, semplicemente, i tromboni non ci fossero o si fossero dimenticati di suonare (ma non sono i Berliner?). Niente, la verità non si sa, mai nessuno l’ha dichiarata. A noi resta il dubbio, certo, ma resta anche una esecuzione storica di questa sublime pagina sinfonica, così come resta una partitura da sfogliare con ammirazione e devozione.

Certo, tutto bello… ma cosa diavolo sarà accaduto?

Partitura annotata da Lenny: http://tinyurl.com/66nyp47
Misteriosa sparizione dei tromboni: http://depositfiles.com/files/p64u51s9z

Aggiornamento del 13 novembre 2013: il gentile lettore Paolo nei commenti a questo articolo ha aggiunto una testimonianza che, se confermata, parrebbe dirimere definitivamente la questione, e in maniera inaspettata e tristemente fascinosa.

Leggete qui:

http://ypsmusic.blogspot.it/2012/06/missing-trombones-in-bernsteins-famous.html


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