Archive for the ‘I grandi pianisti’ Category

I grandi pianisti: Glenn Gould

20 maggio 2009
Un giovane Glenn Gould al pianoforte

Un giovane Glenn Gould al pianoforte

Ho pensato oggi di offrirvi qualcosa di diverso da una normale nota biografica con qualche brano di musica da ascoltare, sarebbe stato troppo comune per un personaggio come Glenn Gould. Da tempo su Radio 24 va in onda una trasmissione in varie puntate monografiche che si chiama I magnifici. Tempo fa una puntata (in realtà 5 puntate da una cinquantina di minuti) fu dedicata al grande Glenn Gould, con il sottotitolo “Il recluso”. Penso che queste circa 4 ore vadano ben oltre gli scopi di questo blog e vi possano offrire una biografia molto più dettagliata che metta in luce molti degli aspetti peculiari della figura del pianista canadese. Poiché in queste 4 ore c’è anche moltissima musica e ci sono peraltro molte curiosità che sarebbe difficile riportare in una biografia breve, davvero ve ne consiglio caldamente l’ascolto.

Ecco qui il link per scaricare la trasmissione radiofonica: http://www.megaupload.com/?d=KI9HHO2N

Per chi tuttavia non ha tempo, o manca della voglia necessaria per star lì ed ascoltare 4 ore di radio, scrivo due parole su Gould.
Glenn Herbert Gould visse poco più di 50 anni, dal 25 settembre 1932 al 4 ottobre 1982. Sia la sua nascita che la sua morte ebbero la sua amata Toronto come culla. Nei geni Gould aveva la musica, infatti il cugino del nonno di sua madre era niente meno che Edvard Grieg. A 10 anni il piccolo Glenn iniziò a frequentare il Conservatorio di Toronto, dove ebbe modo di studiare pianoforte, organo e composizione. Nel 1947 iniziò la sua brillante, ma breve carriera concertistica, e il 1950 fu l’anno della sua prima trasmissione radiofonica. Nel 1955 Gould incise il suo primo disco (per la CBS): le Variazioni Goldberg di Bach. Nel 1957 fu il primo pianista nordamericano a suonare in Unione Sovietica, innaugurando un fitto scambio di personalità musicali e stringendo un rapporto artistico con il pianista Sviatoslav Richter, che poco dopo ebbe modo di suonare negli Stati Uniti, non senza molte lamentele, nonostante gli incredibili successi. E’ del 1964 l’ultimo concerto dal vivo (con il pubblico) di Glenn Gould, che da questo momento in poi si dedicherà a tempo pieno alle incisioni discografiche, alle trasmissioni radiofoniche ed alla saggistica musicale. Nel 1982, a seguito di un ictus, il grande pianista, organista e compositore (per non citare le tante altre attività) ci ha lasciati. E’ sepolto a Toronto.

Sul pianista Gould si può dire tutto e il contrario di tutto. Il suo sfacciato eclettismo lo ha spesso voluto provocatore e rivoluzionario. Fin dalla scelta del brano della sua prima incisione, le Variazioni Goldberg appunto, possiamo scorgere i segni del suo eclettismo. Fu, ciò nonostante, un secondo Mendelssohn nella riscoperta della musica di Bach. Basti appunto pensare alle Golfberg, che Gould fece letteralmente scoprire a mezzo mondo. Gould poté subito dopo iniziare ad interpretare nel suo stile molti dei capolavori della letteratura pianistica: Beethoven fra tutti. Nei suoi numerosi saggi afferma di non amare particolarmente Mozart, ma forse anche questa era una forte provocazione, basti ascoltare con quale spirito incise le sonate (tutte) e qualche concerto. Tuttavia il nome di Gould resta senz’altro ancorato al suo Bach, il suo autore preferito, checché ne dica nei suoi saggi (nei quali rivela di avere la più alta predilezione per Orlando Gibbons). Come dimenticare il suo Clavicembalo ben temperato, la sua Arte della fuga (in parte all’organo)? E’ impossibile. In seguito Gould seppe anche dedicarsi a Schoenberg, Prokofiev, Skrijabin, Strauss, Hindemith, Byrd ed addirittura alla terza sonata di Chopin, non esattamente nelle sue corde. Il destino volle che la sua ultima registrazione fosse una delle sue pochissime ri-registrazioni: una rivisitazione radicale delle Variazioni Goldberg, davvero il lavoro al quale il suo nome resta più vicino.
Parlare delle manie di Gould, del suo allontanamento dai concerti e di altre sfaccettature della sua personalità sarebbe lungo, ma soprattutto sarebbe riduttivo per la sua arte. Lascio dunque questi capitoli della biografia di Gould alla trasmissione radiofonica che ho precedentemente segnalato.

Come sempre, vi lascio qualcosa da ascoltare. In questo caso non posso non includere le Goldberg, viste da una bella comparazione tra le due incisioni del 1955 e del 1981, vi segnalo l’Aria:

ma su Youtube potrete facilmente trovare anche il resto, e potete anche trovare molto semplicemente le incisioni complete, basta cercare.

Ecco inoltre il Precipitato dalla Settima Sonata di Prokofiev:

Ed inoltre mi piace segnalarvi una delle mie registrazioni preferite di Glenn: le Variazioni Eroica di Beethoven:


Buon ascolto!

Nota: nell’articolo parlo spesso del Gould saggista. Se vi interessa questo lato (notevole) della produzione del pianista canadese, vi consiglio questo testo pubblicato da Adelphi:
L’ala del turbine intelligente. Scritti sulla musica, che contiene molti dei saggi di Gould. Un testo fondamentale.

I grandi pianisti: Dinu Lipatti

8 maggio 2009
Dinu Lipatti al pianoforte

Dinu Lipatti al pianoforte

E’ difficile scrivere qualsiasi cosa su Dinu Lipatti. Quando la morte ci priva dell’arte di un grande personaggio nel pieno della sua attività, viene voglia di farsi delle domande che non hanno risposta. La storia è piena di uomini che sono morti giovani, quando stavano esprimendo appieno le loro potenzialità: ne è pieno il mondo della musica (basti pensare ai tanti compositori morti giovani, o al grande direttore d’orchestra Guido Cantelli, alla grande violoncellista Jaqueline du Pré), ne è pieno il mondo della scienza (i grandi matematici Evariste Galois e Niels Henrik Abel), solo per citarne alcuni. Le incisioni che Lipatti ci ha lasciato si contano davvero sulle dita di una mano, eppure bastano per affermare che è uno dei più grandi pianisti dello scorso secolo.

Dinu Lipatti nacque a Bucarest il 19 marzo 1917 in una famiglia ricca di fermento musicale, basti pensare che la madre era pianista e il padre, ottimo violinista, aveva studiato, tra gli altri, con Pablo de Sarasate. Un aneddoto racconta che il piccolo Dinu, già grandicello all’epoca del suo battesimo, suonò un minuetto di Mozart davanti al suo padrino George Enescu. Lipatti era un ragazzino prodigio, e a soli 13 anni poté debuttare trionfalmente all’Opera di Bucarest con il Concerto per pianoforte e orchestra in La minore di Grieg. Lipatti si fece anche notare per le sue grandi capacità compositive, che lo portarono alla vittoria di vari premi di composizione già nel 1932. Nel 1934 Lipatti fu iscritto al Concorso pianistico internazionale di Vienna, al quale arrivò secondo, preceduto da Karlrobert Kreiten, altro grandissimo e sfortunatissimo talento pianistico, impiccato nel 1943 a seguito di una segnalazione da parte della Gestapo di insulti rivolti ad Hitler. Alfred Cortot, membro della giuria, si mostrò in forte disaccordo con la decisione dei suoi colleghi di preferire a Lipatti il tedesco Kreiten e uscì dalla giuria. Subito Lipatti si spostò a Parigi dove poté studiare con lo stesso Cortot e con Nadia Boulanger. Inoltre prese lezioni di composizione da Paul Dukas e di direzione d’orchestra da Charles Munch. La carriera di Lipatti fu fermata dalla seconda guerra mondiale, anche se durante la guerra continuò a dare concerti anche nei paesi occupati dai nazisti. Spostò comunque la sua famiglia dalla Romania a Ginevra, dove successivamente ricoprì il ruolo di professore di pianoforte al Conservatorio di Ginevra. Purtroppo nel 1947 gli fu diagnosticato il linfoma di Hodgkin; a causa di questa diagnosi fu costretto a ridurre sensibilmente la sua attività concertistica, ma riuscì a concentrarsi anche sull’incisione di alcuni dischi che hanno reso possibile la diffusione della sua arte nella seconda metà del novecento. Lipatti diede il suo ultimo concerto a Besançon, in Francia, il 16 settembre 1950. Il concerto, che vede l’esecuzione di musiche di Bach, Mozart, Schubert e Chopin, è una testimonianza senza paragoni delle capacità del pianista rumeno, anche alla luce delle sue gravi condizioni di salute, che mai sono evidenti all’ascolto. Lipatti suonò tredici dei quattordici valzer di Chopin, omettendo il secondo a causa della stanchezza. Al posto di questo eseguì però Jesu, joy of Man’s desiring, decimo movimento della cantata di Bach Herz und Mund und Tat und Leben, brano con il quale aveva aperto il suo primo recital parigino, nel 1935. Dinu Lipatti morirà a Ginevra tre mesi dopo, il 2 Dicembre 1950, a soli 33 anni.

Dinu Lipatti è molto noto negli ambienti musicali. Questo non è però unicamente dovuto alla sua prematura scomparsa, ma soprattutto alla straordinarietà dei documenti che ci ha lasciato. Guido Cantelli, un altro musicista che sarebbe probabilmente diventato un gigante della direzione se non fosse scomparso prematuramente, è molto meno noto, nonostante ci abbia lasciato anch’egli grandi incisioni. Questo è l’elenco dei dischi fondamentali incisi da Lipatti prima della sua morte, ormai tutti privi dei diritti d’autore, essendo passati più di 50 anni dalla loro pubblicazione:

  • 1939 – Brahms, Valzer, Op. 39, con Nadia Boulanger
  • 1947 – Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Herbert von Karajan e la Philharmonia Orchestra
  • 1948 – Grieg, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Alceo Galliera e la Philharmonia Orchestra
  • 1947/1948 – Chopin, Sonata No. 3 in Si minore, Op. 58; Barcarola in Fa# minore, Op. 60; Notturno No. 8 in Reb maggiore, Op. 27, No. 2
  • 1950 – Chopin, Valzer; Mazurka No. 32 in C-sharp minor, Op. 50, No. 3
  • 1950 – Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Ernest Ansermet e la Suisse Romande Orchestra
  • 1950 – Concerto di Besançon (musiche di Bach, Mozart, Schubert, e Chopin).

Tra queste incisioni mi permetto di segnalare senz’altro il Concerto di Schumann con Karajan, i valzer di Chopin, la terza sonata di Chopin e il Concerto di Besançon. Alcuni di questi dischi che ho segnalato sono considerati pressoché all’unanimità i punti di riferimento per le opere registrate. Personalmente, trovo che la terza sonata di Chopin sia rimasta ineguagliata per bellezza e purezza formale. Bellezza, purezza formale, eleganza e capacità tecniche notevoli sono le principali doti di Lipatti riconosciute, ripeto, pressoché universalmente nell’ambiente musicale. Il repertorio di Lipatti non era molto ampio, nonostante certamente conoscesse moltissima musica. I programmi dei concerti presentano spesso brani e opere poi registrati in disco. Ad esempio Lipatti non suonò quasi mai lavori di Beethoven. Come altri dei grandi personaggi musicali del suo secolo, non amava presentare al pubblico (per mezzo discografico o dal vivo) lavori che non reputasse di conoscere perfettamente. Per questo, e per alcune caratteristiche proprie del suo modo di suonare, Lipatti può essere accostato (non senza fare qualche forzatura) alla figura di un altro grande pianista: Arturo Benedetti Michelangeli. E’ invece significativo notare quanto sia distante l’arte di Lipatti da quella del suo illustre maestro Alfred Cortot, mai davvero interessato alla perfezione tecnica dell’interpretazione.

Vi invito ora, se vorrete, ad ascoltare (finalmente!!!) qualcosa. Nello specifico, vi presento con piacere quattro brani incisi da Lipatti: un valzer ed il terzo tempo della terza sonata di Chopin; un improvviso di Schubert e il brano di Bach al quale era tanto affezionato (entrambi registrati a Besançon). Vi auguro un buon ascolto.

Ecco i link per scaricare sul vostro computer i brani che vi dicevo:
(nota importante: per scaricare i file cliccare col tasto destro del mouse sul nome, scegliere “Copia collegamento” e incollare il collegamento nella barra degli indirizzi del browser. Non so perché, ma i collegamenti non funzionano se cliccati normalmente)

Chopin – Valzer n.9 in La bemolle maggiore op.69 n.1 “dell’addio”
Chopin – Largo dalla Sonata per pianoforte n.3 in Si minore op.58
Schubert – Improvviso op.90 n.3 in Sol bemolle maggiore
Bach – Corale “Jesus, joy of Man’s Desiring” dalla Cantata BWV147

oppure ecco gli stessi brani da youtube:

I grandi pianisti: presentazione

8 maggio 2009

Se è vero, come è vero, quanto diceva Frank Zappa:

Scrivere di musica è come ballare di architettura

allora non è molto intelligente scrivere di musica, dunque non è molto intelligente fare quello che sto facendo in questo istante. Però penso sia doveroso operare una distinzione: non ha forse molto senso scrivere di musica in quanto musica in sé, cioè è difficile poter rendere conto di pure sensazioni uditive con la parola, o con la scrittura. E’ però pure vero che quelle sensazioni uditive vengono trasformate dal nostro cervello in idee, in emozioni, in deduzioni, e queste sì possono essere comunicate, magari non compiutamente, per mezzo della parola. Chissà cos’avrebbe da ridire il buon vecchio Frank sullo scrivere di storia della musica, invece. Spero niente, anche se non penso fosse d’accordo con la necessità di dare molta importanza alla storia della musica, piuttosto che alla musica stessa. Mentre mi chiedo perché mi sono impelagato in questo difficile e spinoso argomento, che comunque mi piacerebbe molto veder approfondito, vado a presentarvi quest’idea che mi è venuta in mente poco fa: dedicare una sezione di questo spazio musicale ai grandi dell’interpretazione pianistica del novecento. Ho preparato una lista di una trentina di pianisti che hanno segnato meravigliosamente il novecento con le loro idee musicali. La mia idea è quella di trattare ogni pianista allo stesso modo, senza lasciar trasparire le mie preferenze per l’uno piuttosto che per l’altro. Per fare questo ho deciso quindi di selezionare questi pianisti senza badare ad alcun ordine, né alfabetico, né cronologico, né nazionalpopolare. Ve li presenterò semplicemente in ordine casuale, così come capita, per una volta. Ho pensato di dare per ognuno di essi qualche informazione biografica, qualche indicazione discografica e, se possibile, bibliografica. Poi, tentando di essere il più possibile leggero e super partes, magari darò anche qualche nota sull’interpretazione, tentando se possibile di attingere da fonti significative. In questa presumibilmente lunga avventura spero di potermi vantare della collaborazione di un caro amico internettiano (che brutta parola!) che a riguardo ne sa davvero troppe più del sottoscritto per non essere invitato a contribuire!

A presto con Dinu Lipatti.


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