Il cazziatone di Luigi Nono

by

Ho trovato su youtube un video clamoroso, che dice moltissimo sull’arte del Novecento, o almeno sull’arte fondata sull’ideologia (mi vengono i brividi solo a scriverlo).

C’è questo compositore grandissimo, Luigi Nono, comunista fino al midollo, ma ironicamente nato con un nome da monarca. Suona la sua musica per la massa, per i compagni comunisti, che gliela fischiano, perché non la capiscono, anzi: non vogliono capirla. Per loro l’arte è un mezzo di propaganda, e lo è anche per Nono, solo che lui ne fa un’avanguardia, piuttosto che un mezzo popolare in senso stretto. C’è una contraddizione di fondo probabilmente irrisolvibile, ma lui se ne disinteressa, e prova a coinvolgere la massa nell’avanguardia. E la massa gliela fischia, l’arte. Poi succede quel che succede: lui cazzia la massa, e la massa applaude, risvegliata da un linguaggio comprensibile fatto delle quattro solite idee: il marxismo, il comunismo, il socialismo, il popolo, la classe operaia, e soprattutto l’imbarazzante “cultura comunista”, come se la cultura avesse segni distintivi. La massa applaude, adesso Nono ha ragione. Non ha ragione per la sua musica, ma per quello che dice, ovvero per un mucchio di esagerate banalità che oggi, per fortuna, ci sembrano vecchie e un po’ imbarazzanti, anche se all’epoca, per un intellettuale figlio del suo tempo, dovevano rappresentare tutt’altra cosa. La contraddizione di fondo dell’educare la massa a suon di slogan-ideologici gli sfugge completamente, anche se si lascia scappare quel bellissimo e illuminante “Dobbiamo usare tutti i mezzi, non solo le chitarre”, come a dire: “Basta con ‘sto Guccini! Io dico le stesse cose con un linguaggio più alto, che fra duecento anni verrà ricordato, senza ricorrere a banalità varie, e voi ascoltate quello lì!”. Ecco, proprio in quella frase lui si mette su un piano più alto che è puramente aristocratico, e distrugge tutto il suo castello di idee: educare la massa è intrinsecamente contraddittorio, perché una massa educata non è più una massa ideologicamente plasmata, è un insieme di individui in grado di ragionare. Per fortuna, al contrario di altra musica, quella di Nono, privata del suo messaggio superficiale (quello ideologico e politico, non quello sociale), resta arte pura e assoluta, ed è per questo che verrà ricordato in futuro. Tutto questo sproloquio, comunque, lo riassume molto meglio di me il primo commento sotto il video, che mi sembra strepitoso, un po’ il 42 (“la risposta alla domanda fondamentale“) dell’arte del Novecento, e non solo:

Bellissimo e raro documento, ma è un documento di sconfitta.
Se la parola è arrivata dove la musica non è arrivata, se le orecchie hanno accolto il facile anziché il difficile, si sono accontentate.
E guai, guai a chi si accontenta del poco avendo davanti a sé il molto.
Nono è morto lì, crocefisso dagli applausi quando erano i fischi a dirgli che aveva ragione.

Stupendo.

Ecco, vi lascio con qualche ascolto dei capolavori di Luigi Nono:



Tag: , , , ,

2 Risposte to “Il cazziatone di Luigi Nono”

  1. Daniele Scarpetti Says:

    Buonasera – se posso darti del tu – a te!
    A me questo post è piaciuto molto e, soprattutto, nella sua parte finale. Come mi piace tanto la musica che quivi proponi.
    Dico che mi è piaciuto molto nella sua parte finale perché è la sua conclusione che coincide in pratica con quanto scrisse tanto tempo fa il musicologo Massimo Mila sul suo amico Luigi Nono e che io condivido.
    Non sarei invece così sicuro sul fatto che Nono credesse veramente che apprezzare la sua musica volesse dire adempiere alla “cultura comunista” in quanto egli ben sapeva – non poteva non saperlo – che proprio dove la “cultura comunista” dominava e tiranneggiava – cioè l’URSS e dunque il paese guida del comunismo, Cina a parte – le avanguardie artistiche e musicali in particolare erano aspramente condannate. Le musiche di Stravinskij, Hindemith, Schönberg, furono osteggiate duramente da Stalin e, Shostakovich, massimo compositore sovietico, in vari momenti aspramente criticato di formalismo a cominciare dalla sua bellissima opera ”Lady Macbeth nel distretto di Mcensk” che fu definita «caos anziché musica».
    In Italia invece il PCI ebbe un atteggiamento completamente diverso a tal proposito e, anche per questo, seppe attirare a sé – o comunque attorno alla sua orbita – gran parte della cultura del dopoguerra. Ma parlare di “cultura comunista” era già allora uno slogan assolutamente sbagliato che però serviva a scaldare la “massa comunista” facendola sentire diversa e migliore. Quello in cui invece Nono credeva veramente erano i suoi ideali e da essi partiva per comporre la sua grande arte a cui credeva altrettanto. E proprio perché ci credeva desiderava – avrebbe desiderato – che i suoi “compagni” fossero cresciuti in questo senso. Oggi quegli ideali politici sono giustamente tramontati ma, come tu affermi, resta a noi questa «arte pura e assoluta» che purtroppo rimane invisa ancora ai più – anche fra gli ascoltatori di musica classica o colta che dir si voglia – ma che – ne sono sicuro – un giorno sarà amata e apprezzata come ben merita.

    • v. Says:

      Caro Daniele, innanzitutto grazie per aver commentato l’articolo, e grazie per il gentile apprezzamento. Sono d’accordo su tutta la linea, come puoi immaginare, ma devo sottolineare una sfumatura: parli, a ragione, delle aspre condanne delle avanguardie artistiche nei paesi comunisti (Unione Sovietica, Cina, eccetera). Tutto storicamente tanto vero quanto terribile, e certamente conosciuto da Nono, ma quello non era comunismo, era stalinismo, maoismo. Non credo che Nono intendesse una realizzazione (impossibile quanto si vuole, col senno di poi) del comunismo, o del marxismo, in quella forma lì, che resta una forma più fascista che socialista. Non lo credo e non lo voglio credere, perché in tal caso passerebbe, nei miei pensieri, da essere un idealista utopista, per quanto illuso e opinabile, a un superficiale negazionista. Detto questo, per fortuna ci resta la sua musica, e ci resterà per molto tempo, sempre più. Il tuo blog è molto interessante, complimenti 🙂

Lascia pure un commento :)

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: