Joseph Martin Kraus, “il Mozart svedese”

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Curiosando in rete, poco fa, credo di aver fatto la più classica delle scoperte dell’acqua calda. Joseph Martin Kraus, compositore svedese esattamente contemporaneo di Mozart (visse un anno in più, dal 1756 al 1792), la cui musica mi sembra straordinariamente interessante. Ho ascoltato poco per ora, ma ci vuole poco a capire certe cose. Mi sono andato a informare su Wikipedia, come ogni falso-intellettuale che si rispetti, ma su quella inglese, giusto per dare alla mia necessità di informazione una mezza parvenza di rigore. E allora ho letto che questo caro Joseph Martin Kraus si è guadagnato il pesante soprannome di “Mozart svedese”, più per le sfortune che per le fortune della sua vita, un nomignolo se vogliamo un po’ superficiale, ma di sicuro effetto.
Sono capitato su Kraus non so neppure come, imbattendomi nella Sinfonia in do minore VB142 e nel Quintetto con flauto in re maggiore. Sì, c’è qualche eco mozartiana, soprattutto negli affascinanti e cantabili tempi lenti, ma a me sembra ci sia anche dell’altro. Sicuramente uno stile tutto personale, anche se chiaramente fondato sulle forme classiche, dominato qua e là da straordinarie anticipazioni romantiche, di quelle che, irragiungibili, ci ha donato il Mozart delle ultime tre sinfonie, o forse ancor più avanti, Beethoven e Schubert: sono magnifici i contrasti dinamici e caratteriali che pervadono le pagine di Kraus, rotti infine dalle più celesti melodie, affidate questa volta ai legni, la prossima agli ottoni. Del resto, stiamo parlando di un compositore che a 19 anni pensò bene di scriversi un Requiem: non aveva neanche bisogno di commissioni da interpretare più o meno metaforicamente, il caro Joseph. Kraus finì per comporre per il Re Gustavo III, che apprezzò particolarmente la sua opera Proserpina. Gli andò così bene, che il Re decise di mandarlo in giro per l’Europa a sue spese, così da garantirgli un’educazione musicale ancor migliore, nonché, forse, per dare un po’ di gloria alla Corte svedese. Kraus ebbe modo di conoscere Gluck, Padre Martini e Haydn, che di lui parlò sempre con grandissima ammirazione:

“Ho solo una sua sinfonia, che tengo in ricordo di uno dei più grandi geni che abbia incontrato. […] Una sinfonia che verrà reputata un capolavoro nei nei secoli a venire […], musica di sbalorditiva perfezione”.

Dopo un soggiorno in Italia e a Parigi, dovette tornare a Stoccolma, dove la tubercolosi che covava fin dall’adolescenza si aggravò irrimediabilmente anche a causa delle fatiche che si era imposto per comporre due straordinari omaggi al suo ammirato Re Gustavo III, ferito a morte durante il ballo in maschera che ispirò la vicenda messa in musica da Verdi. La Sinfonia funebre in do minore e la Cantata funebre per Gustavo III resteranno il suo indimenticabile canto del cigno. Kraus riposa poco lontano da Stoccolma, e alcuni decenni dopo la sua morte un monumento funebre sorse per risvegliarne il ricordo, con un’epigrafe molto bella:

“Qui riposa ciò che di Kraus è mortale, ciò che è immortale vive nella sua musica”.

Mentre mi metto alla ricerca di qualcos’altro da ascoltare, vi segnalo queste meraviglie.

Buon ascolto!




e soprattutto…

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2 Risposte to “Joseph Martin Kraus, “il Mozart svedese””

  1. Rita Says:

    Ho scoperto solo ora il tuo bellissimo blog. grazie.

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