Schumann, i settant’anni di Pollini, e altre cose strane

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Capita anche che uno si innamori di una certa musica che invece quell’altra volta gli era sembrata bella, sì, ma mica poi così tanto. Succedono cose strane, tipo ieri sera, che non  ti fanno prendere sonno. C’è poi il fatto che Maurizio Pollini compie settant’anni, beato lui, e tu hai promesso di scrivere quattro righe non tanto su Pollini, che mi viene paura solo a pensarci, ma sui suoi dischi. Una discografia ragionata, ma neanche poi tanto, una di quelle fredde cronache da partita di calcio di terza categoria, mica arte. Tra le cose strane che succedono, ce n’è una meno bella e riguarda una persona impazzita. No, non sono io, anche se capisco vi sia sorto il dubbio. C’è questa persona impazzita, c’è questa discografia da tracciare, magari entro domattina che poi sennò è tardi. E allora eccolo lì, quel disco del buon Maurizio – mi perdonasse se lo chiamo così ma mi sembra una via di mezzo tra papà e nonno – quel disco del 1973 con la Sonata in fa# minore di Schumann, op.11 mi sa. È appena finita, dico proprio subito dopo il punto che precede questa frase. Eppure ne ho iniziato a scrivere prima che finisse, perché tanto ho deciso che è bellissima già dopo 15 note del primo movimento. E non avevo ancora ascoltato il secondo, pensate, quella cosa da impazzire, sì, ma di bellezza. Uno si chiede perché Schumann sia impazzito. E cosa doveva succedergli, a uno che ha scritto musica così? Dicevo, questa è musica stupenda, splendida, se volete altri aggettivi cercatevene qualcuno in una qualsiasi recensione, anche di altra musica, tanto i critici sono pagati per gli aggettivi, mica per ascoltare le note e le pause. Quel disco l’ho sempre un po’ snobbato. Non ricordo neppure di averlo comprato, sarà apparso lì tra gli altri per gemmazione. L’ho ascoltato una volta, anni fa, e devo averlo dimenticato in fretta, Schumann non mi faceva impazzire. Mi è successo col Primo concerto di Brahms, non ricordo neppure quando: lo odiavo quasi, e adesso quasi non vivo senza. Niente, ve l’ho detto che succedono cose strane, tipo che tre dei miei pianisti preferiti (Pollini, Brendel e Benedetti Michelangeli), si mettano quasi d’accordo per nascere tutti il 5 gennaio. Non dello stesso anno, che sennò c’era quasi da scomodare i Maya. Il buon Arturo adesso è lì tra le nuvole a suonare Debussy tra i capelli di lino, ma gli altri due sono ancora qui tra noi, e gli dicono di aspettare pure un bel po’, tanto lassù non si stancano mica del programma A e del programma B, li suonasse pure in eterno.

Ce l’ho fatta, poi, a scrivere l’articolo su Maurizio. Solo che dovevo scrivere più o meno un trafiletto sulla discografia, ma c’ho preso gusto e ne è venuta fuori una cronaca fredda, razionale e anche un po’ estenuante sulla sua carriera in disco. Credo anche un po’ pericolosa per la salute di chi legge, ma per il magazine che ospita i miei deliri, giustamente, provo a essere un po’ più distaccato, impersonale, e tutte queste cose qui di cui poi puntualmente mi scordo quando scrivo per me, o per voi, il che è uguale.
E allora visto che siamo tra noi, vi dico quali sono i miei cinque dischi preferiti tra quelli che il buon Maurizio ci ha regalato, anche alla luce delle cose strane di cui sopra:

  • Stravinsky/Prokofiev/Webern/Boulez (1971,1976, 2cd DGG-E4474312)
  • Beethoven: Ultime sonate, nn.28-32 (1975-1977, 2cd DGG-4497402)
  • Chopin: Ballate, Fantasia op.49, Preludio op.45 (1999, 1cd DGG-4596832)
  • Schumann: Sonata op.11 / Schubert: Sonata D845 (1973, 1cd DGG4636762)
  • Chopin: Studi opp.10&25 (1960, pubblicati per la prima volta nel 2011, Testament Records SBT1473)

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Una Risposta to “Schumann, i settant’anni di Pollini, e altre cose strane”

  1. Rosanna Says:

    Io metterei anche la “Wanderer-Fantasie”di Schubert,esecuzione impressionante e a tutt’oggi ,per me,ineguagliabile.Per il resto condivido pienamente.Mi spiace aver trovato il suo blog così tardi ma cercherò di recuperare il tempo perduto.Se è vero che siamo rimasti così in pochi ad ascoltare musica classica,la Argherich ha detto il 4%,occorre che ci relazioniamo al meglio.

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