I grandi pianisti: Dinu Lipatti

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Dinu Lipatti al pianoforte

Dinu Lipatti al pianoforte

E’ difficile scrivere qualsiasi cosa su Dinu Lipatti. Quando la morte ci priva dell’arte di un grande personaggio nel pieno della sua attività, viene voglia di farsi delle domande che non hanno risposta. La storia è piena di uomini che sono morti giovani, quando stavano esprimendo appieno le loro potenzialità: ne è pieno il mondo della musica (basti pensare ai tanti compositori morti giovani, o al grande direttore d’orchestra Guido Cantelli, alla grande violoncellista Jaqueline du Pré), ne è pieno il mondo della scienza (i grandi matematici Evariste Galois e Niels Henrik Abel), solo per citarne alcuni. Le incisioni che Lipatti ci ha lasciato si contano davvero sulle dita di una mano, eppure bastano per affermare che è uno dei più grandi pianisti dello scorso secolo.

Dinu Lipatti nacque a Bucarest il 19 marzo 1917 in una famiglia ricca di fermento musicale, basti pensare che la madre era pianista e il padre, ottimo violinista, aveva studiato, tra gli altri, con Pablo de Sarasate. Un aneddoto racconta che il piccolo Dinu, già grandicello all’epoca del suo battesimo, suonò un minuetto di Mozart davanti al suo padrino George Enescu. Lipatti era un ragazzino prodigio, e a soli 13 anni poté debuttare trionfalmente all’Opera di Bucarest con il Concerto per pianoforte e orchestra in La minore di Grieg. Lipatti si fece anche notare per le sue grandi capacità compositive, che lo portarono alla vittoria di vari premi di composizione già nel 1932. Nel 1934 Lipatti fu iscritto al Concorso pianistico internazionale di Vienna, al quale arrivò secondo, preceduto da Karlrobert Kreiten, altro grandissimo e sfortunatissimo talento pianistico, impiccato nel 1943 a seguito di una segnalazione da parte della Gestapo di insulti rivolti ad Hitler. Alfred Cortot, membro della giuria, si mostrò in forte disaccordo con la decisione dei suoi colleghi di preferire a Lipatti il tedesco Kreiten e uscì dalla giuria. Subito Lipatti si spostò a Parigi dove poté studiare con lo stesso Cortot e con Nadia Boulanger. Inoltre prese lezioni di composizione da Paul Dukas e di direzione d’orchestra da Charles Munch. La carriera di Lipatti fu fermata dalla seconda guerra mondiale, anche se durante la guerra continuò a dare concerti anche nei paesi occupati dai nazisti. Spostò comunque la sua famiglia dalla Romania a Ginevra, dove successivamente ricoprì il ruolo di professore di pianoforte al Conservatorio di Ginevra. Purtroppo nel 1947 gli fu diagnosticato il linfoma di Hodgkin; a causa di questa diagnosi fu costretto a ridurre sensibilmente la sua attività concertistica, ma riuscì a concentrarsi anche sull’incisione di alcuni dischi che hanno reso possibile la diffusione della sua arte nella seconda metà del novecento. Lipatti diede il suo ultimo concerto a Besançon, in Francia, il 16 settembre 1950. Il concerto, che vede l’esecuzione di musiche di Bach, Mozart, Schubert e Chopin, è una testimonianza senza paragoni delle capacità del pianista rumeno, anche alla luce delle sue gravi condizioni di salute, che mai sono evidenti all’ascolto. Lipatti suonò tredici dei quattordici valzer di Chopin, omettendo il secondo a causa della stanchezza. Al posto di questo eseguì però Jesu, joy of Man’s desiring, decimo movimento della cantata di Bach Herz und Mund und Tat und Leben, brano con il quale aveva aperto il suo primo recital parigino, nel 1935. Dinu Lipatti morirà a Ginevra tre mesi dopo, il 2 Dicembre 1950, a soli 33 anni.

Dinu Lipatti è molto noto negli ambienti musicali. Questo non è però unicamente dovuto alla sua prematura scomparsa, ma soprattutto alla straordinarietà dei documenti che ci ha lasciato. Guido Cantelli, un altro musicista che sarebbe probabilmente diventato un gigante della direzione se non fosse scomparso prematuramente, è molto meno noto, nonostante ci abbia lasciato anch’egli grandi incisioni. Questo è l’elenco dei dischi fondamentali incisi da Lipatti prima della sua morte, ormai tutti privi dei diritti d’autore, essendo passati più di 50 anni dalla loro pubblicazione:

  • 1939 – Brahms, Valzer, Op. 39, con Nadia Boulanger
  • 1947 – Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Herbert von Karajan e la Philharmonia Orchestra
  • 1948 – Grieg, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Alceo Galliera e la Philharmonia Orchestra
  • 1947/1948 – Chopin, Sonata No. 3 in Si minore, Op. 58; Barcarola in Fa# minore, Op. 60; Notturno No. 8 in Reb maggiore, Op. 27, No. 2
  • 1950 – Chopin, Valzer; Mazurka No. 32 in C-sharp minor, Op. 50, No. 3
  • 1950 – Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, con Ernest Ansermet e la Suisse Romande Orchestra
  • 1950 – Concerto di Besançon (musiche di Bach, Mozart, Schubert, e Chopin).

Tra queste incisioni mi permetto di segnalare senz’altro il Concerto di Schumann con Karajan, i valzer di Chopin, la terza sonata di Chopin e il Concerto di Besançon. Alcuni di questi dischi che ho segnalato sono considerati pressoché all’unanimità i punti di riferimento per le opere registrate. Personalmente, trovo che la terza sonata di Chopin sia rimasta ineguagliata per bellezza e purezza formale. Bellezza, purezza formale, eleganza e capacità tecniche notevoli sono le principali doti di Lipatti riconosciute, ripeto, pressoché universalmente nell’ambiente musicale. Il repertorio di Lipatti non era molto ampio, nonostante certamente conoscesse moltissima musica. I programmi dei concerti presentano spesso brani e opere poi registrati in disco. Ad esempio Lipatti non suonò quasi mai lavori di Beethoven. Come altri dei grandi personaggi musicali del suo secolo, non amava presentare al pubblico (per mezzo discografico o dal vivo) lavori che non reputasse di conoscere perfettamente. Per questo, e per alcune caratteristiche proprie del suo modo di suonare, Lipatti può essere accostato (non senza fare qualche forzatura) alla figura di un altro grande pianista: Arturo Benedetti Michelangeli. E’ invece significativo notare quanto sia distante l’arte di Lipatti da quella del suo illustre maestro Alfred Cortot, mai davvero interessato alla perfezione tecnica dell’interpretazione.

Vi invito ora, se vorrete, ad ascoltare (finalmente!!!) qualcosa. Nello specifico, vi presento con piacere quattro brani incisi da Lipatti: un valzer ed il terzo tempo della terza sonata di Chopin; un improvviso di Schubert e il brano di Bach al quale era tanto affezionato (entrambi registrati a Besançon). Vi auguro un buon ascolto.

Ecco i link per scaricare sul vostro computer i brani che vi dicevo:
(nota importante: per scaricare i file cliccare col tasto destro del mouse sul nome, scegliere “Copia collegamento” e incollare il collegamento nella barra degli indirizzi del browser. Non so perché, ma i collegamenti non funzionano se cliccati normalmente)

Chopin – Valzer n.9 in La bemolle maggiore op.69 n.1 “dell’addio”
Chopin – Largo dalla Sonata per pianoforte n.3 in Si minore op.58
Schubert – Improvviso op.90 n.3 in Sol bemolle maggiore
Bach – Corale “Jesus, joy of Man’s Desiring” dalla Cantata BWV147

oppure ecco gli stessi brani da youtube:

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10 Risposte to “I grandi pianisti: Dinu Lipatti”

  1. Eugenio Grossetto Says:

    Concordo pienamente con quanto scritto dall’autore in questo post.
    Ritengo sia doveroso e culturalmente importantissimo divulgare il nome e l’opera di questo grandissimo musicista.
    Personalmente ritengo che la sua incisione più straordinaria sia la Partita n.1 in sib magg. BWV 825 di Bach insieme ai Preludi Corali e soprattutto alla trascrizione del Siciliano dalla Sonata per flauto e cembalo n.2 BWV 1031, non ci sono parole sufficienti per descriverne la bellezza.
    Grazie per l’attenzione.

    • il Conte Walsegg Says:

      grazie mille Eugenio. Concordo totalmente con quanto dici sulla Partita, ma soprattutto sulla trascrizione del Siciliano, che è di una bellezza quasi impensabile.

  2. Salvo Says:

    Nel leggere questo post mi sono emozionato. È impossibile rimanere indifferenti di fronte a una storia così triste e proprio per questo così emozionante. Dinu Lipatti sarebbe diventato un pianista di altissimo livello, un maestro, se solo avesse avuto il tempo di esprimere tutto il suo potenziale, e invece ci tocca incoronarlo post mortem. Nonostante tutto resta nei nostri cuori la sua leggenda, la storia di un destino crudele, che ci ricorda di vivere al meglio quanto ci è dato e di non sprecare nemmeno un minuto, nè un briciolo del talento di cui ognuno è dotato.

    • il Conte Walsegg Says:

      purtroppo storie come questa ci ricordano che non tutte le persone dotate di un così grande talento hanno avuto la possibilità di esprimerlo fino in fondo. Penso a Lipatti, ma anche ad altri grandi (Cantelli, Kapell). È davvero un grande peccato!

  3. Rodolfo Monaco Says:

    Alla ricerca di note sul grandiassimo Lipatti mi sono imbattuto nel vostro sito, che trovo molto interessante e ben fatto. Complimenti e continuiamo a nutrire le nostre anime di musica sublime.

  4. Paolo Says:

    Fra i tanti dischi di Dinu Lupatti ne ho uno con tutti i 14 valzer di Chopin.

    E’ un errore?

    Grazie e salutoni cordiali

    P.

    • il Conte Walsegg Says:

      no, non è un errore. Lipatti incise tutti i 14 valzer in studio e ne suonò poi 13 nel suo ultimo concerto, di cui abbiamo la registrazione. Per questo abbiamo la fortuna di avere due interpretazioni differenti dei valzer di Chopin (ad eccezione del secondo valzer, non suonato dal vivo nell’ultimo concerto, ma inciso solo in studio).
      Grazie a te!

  5. Gianfranco Gambardella Says:

    Ascoltare Dinu Lipatti significa ridisegnare il modo di relazionarsi con i contenuti astratti, misteriosi e così esplicitamente compiuti di capolavori che, condivisi e pur presenti e forti nei nostri bagagli di ricerca estetica in un anelito spirituale che accarezza le nostre stesse pulsioni di intendimento dell’Arte, con lui riemergono con luce scintillante, di sconcertante, geniale seduzione. Lipatti fino ai suoi 33 anni ha espresso un pianismo delizioso, unico e riconoscibile tra le grandi firme di quei pochi che hanno donato a se stessi e ad altri una essenza limpida ed eterea di quanto lasciato di avvincenti grovigli di esperienze, aspetti delle umane generazioni. Lipatti , se non fosse scomparso così precocemente, avrebbe espresso altro, avrebbe donato ancora molto di magnifico, senza ripetere, però, linee precedenti appartenenti a momenti unici di una età che racchiude proprie connotazioni esperenziali, psicologiche, interiori. E’ un Angelo, il Signore, suppongo, lo ha convocato per incarichi contro il male. Personalmente riascolterei quel suo Mozart senza mai stancarmi. Gianfranco Gambardella
    30 agosto 2012. Ercolano (Napoli)

  6. Enrico Bertini Says:

    Dinu Lipatti rimane uno dei grandi pianisti di sempre nonostante la sua breve carriera; sono perfattemente d’accordo con la definizione di un angelo venuto a comunicarci una musica di grande sincerita’ e perfezione formale che nasce da un animo spontaneo come un bambino; ho una ammirazione per tutti i brani che ho ascolato e penso di avere tutti i suoi CD Enrico Bertini

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